Coldiretti, i giganti dell’economia digitale e la burocrazia italiana nel mirino del nuovo presidente dell’Antitrust

Una guida che sembra destinata a lasciare il segno. Per Roberto Rustichelli – nominato il 20 dicembre scorso presidente dell’Autorità garante per la concorrenza e il mercato, ma insediatosi a inizio maggio – si può davvero parlare di una partenza col botto. Classe 1961, nato a Ravenna, vanta un lungo curriculum di tutto rispetto. Che è poi quello che lo ha portato, per merito, al vertice dell’Agcm. E’ stato infatti il primo presidente dell’era della trasparenza, scelto tra i 112 curricula pervenuti ai presidenti di Camera e Senato, attraverso una selezione pubblica. Il giudice ha ammesso che non si aspettava questa nomina, ma bisogna riconoscere che ha avuto da subito le idee chiare sulle linee del suo mandato: “Continuerò a ritenere le Istituzioni un faro per la mia vita professionale e personale, che ora mi vede in un nuovo ruolo di cui sento la grande responsabilità per garantire l’indipendenza dell’Autorità, nonché per tutelare l’interesse dei cittadini e delle imprese”, ha dichiarato appena eletto presidente. Ma il vero esordio pubblico è stato, martedì 2 luglio, alla presentazione della ‘Relazione annuale sull’attività svolta’, nel 2018, da parte dell’Agcm. “I valori dell’indipendenza, dell’autonomia e dell’imparzialità, che mi hanno da sempre guidato con la toga da magistrato, resteranno la Stella Polare anche in questo nuovo incarico”, ha subito sottolineato Rustichelli. “I simboli della giustizia sono la bilancia e la spada. Nella mia carriera ho sempre cercato di usare la bilancia, assai poco la spada”. Eppure, in questi primi mesi di mandato, si contano già alcuni interventi forti, destinati a fare la differenza. Primo fra tutti, il recente attacco a Coldiretti nella questione sul registro del latte, in cui la Confederazione viene definita un “player del lattiero caseario”, oltretutto poco trasparente “a causa dell’indisponibilità di bilanci contabili pubblici”. Dure accuse, che accompagnano l’invito alle autorità di considerare come la pubblicazione dei dati richiesti da Coldiretti sugli acquisti di latte e prodotti lattiero caseari, possa ridurre “in maniera significativa il naturale confronto competitivo tra imprese”. Segue di pochi giorni anche la chiusura dell’istruttoria sul prezzo del latte ovino alla stalla, che non ha riscontrato alcuna pratica scorretta da parte delle aziende di trasformazione. Recente anche l’annuncio di sanzioni per 680mila euro a Coop Italia, Conad, Esselunga, Eurospin, Auchan e Carrefour per aver imposto il reso a carico dei panificatori. Rimproverate anche le Regioni italiane che hanno rifiutato di convenzionarsi con le parafarmacie per la vendita di dispositivi medici e di alimenti per fini medici specifici: tale prassi discrimina alcuni canali e determina una limitazione del numero dei punti vendita dove rinvenire i prodotti. Ma non è finita qui. I fari sono decisamente puntati sui giganti dell’economia digitale. Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft, per fare alcuni nomi. Colossi del web che hanno raggiunto “un radicamento tale da poter impedire in futuro l’entrata di nuovi operatori e ridurre gli incentivi all’innovazione e al miglioramento dell’offerta, con effetti negativi su efficienza e dinamismo delle imprese”. L’Autorità reclama quindi la possibilità di valutare le operazioni di concentrazione, non solo quelle che le vengono notificate, ma anche quelle che possono portare al “rafforzamento di una posizione dominante in grado di eliminare o ridurre in modo sostanziale e durevole la concorrenza nel mercato nazionale”. Basti pensare che “tra il 2008 e il 2018, Amazon, Facebook e Google hanno acquisito, spesso con l’obiettivo di eliminare futuri concorrenti, circa 300 società, sovente nella fase iniziale del loro ciclo di vita”. Operazioni che non vengono segnalate a causa della poca rilevanza delle aziende assorbite. Quindi Rustichelli fa una specifica richiesta al legislatore: “Disporre sanzioni davvero efficaci, proporzionate e dissuasive nei confronti delle big tech companies visto che il massimo edittale di 5 milioni di euro rappresenta una frazione del tutto modesta del loro fatturato, del loro patrimonio e dei profitti che possono ricavare dalle infrazioni”. Il sostegno alle imprese italiane emerge poi in altre considerazioni del presidente. La penalizzazione dell’Italia per effetto del ‘dumping fiscale’ in Europa, definito “un vantaggio specifico a talune imprese idoneo a distorcere la concorrenza”. Ma anche un sollecito, forte e chiaro, alle Istituzioni italiane: “Tra i fattori che penalizzano la competitività del sistema produttivo italiano e ostacolano il fare impresa, il più importante risulta essere ancora l’eccessivo livello di burocrazia percepita dagli operatori”. Un buon modo, per Rustichelli, di iniziare i sette anni di mandato. Avanti così.


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