Guida Michelin 2018: Cracco e Sadler declassati

Parma – Più ombre che luci per la cucina italiana alla presentazione dell’edizione 2018 della guida Michelin, andata in scena ieri presso il teatro Regio di Parma. Se, infatti, sale a nove il numero dei ristoranti italiani tristellati, grazie alla new entry del St. Hubertus presso l’hotel Rosa Alpina a San Cassiano (Bz) dello chef Norbert Niederkofler, allo stesso tempo, sono due retrocessioni a far notizia e scalpore: quella di Carlo Cracco, che scende da due a una sola stella, esattamente come Claudio Sadler, altro guru della ristorazione made in Italy. Bocciature impietose, che declassano due delle realtà più note nel panorama culinario milanese. Il capoluogo lombardo si consola guardando all’insieme dell’offerta che può proporre: Milano capeggia, infatti, nella classifica delle città lombarde con il maggior numero di ristoranti stellati (in totale 20, di cui quattro a cui sono attribuite due stelle), piazzandosi al terzo posto in Italia, dopo Roma (25 ristoranti stellati) e Napoli (23).

In foto: lo chef Carlo Cracco

POLVERE DI STELLE

Il commento di Angelo Frigerio

La notizia che a Cracco e Sadler hanno tolto una stella Michelin fa discutere. In molti si sono scagliati contro i francesi che penalizzano i cuochi italiani, contro la grandeur che esalta la cucina transalpina a scapito di quella nazionale e altro ancora. Esprimo due mie considerazioni sulla vicenda. La prima è che a me, della stella Michelin, non frega nulla. Non è sinonimo di buona cucina e, men che meno, di un buon rapporto qualità prezzo. La seconda è che il buon Cracco non deve lamentarsi. Negli ultimi tempi lo abbiamo visto sperimentare piatti con le patatine fritte oppure pubblicizzare cucine e camerette. Sicuramente il suo conto in banca ne ha tratto un notevole giovamento. Ma la cucina, quella del ristorante, l’ha vista poco. La finisca dunque di lamentarsi e con lui il suo stuolo di critici e chef leccapiedi. In fondo le stelle sono tante, milioni di milioni. E la stella di uno sbruffone non vuol dire qualità.