Il Codacons chiede di valutare la sospensione della vendita di carni lavorate

Roma – Dopo il documento dello Iarc (dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, che dipende dall’Oms) in cui si includono le carni lavorate tra gli agenti cancerogeni e la carne rossa tra quelli probabilmente cancerogeni, l’allarmismo era più che prevedibile. Ma va oltre ogni più fantasiosa ipotesi l’iniziativa del Codacons, che ha reso noto, con un comunicato, di aver presentato “un’istanza urgente al ministero della Salute e un esposto al Pm di Torino Raffaele Guariniello, affinché siano valutate misure a tutela della salute umana”, tra cui “la sospensione della vendita per quei prodotti che l’Oms certifica come cancerogeni”, cioè le carni trasformate. La nota continua con una dichiarazione del presidente dell’Associazione dei consumatori, Carlo Rienzi: “Le risultanze dell’Oms non lasciano spazio a dubbi, ed individuano le carni lavorate tra le sostanze cancerogene al pari di fumo e benzene. Il principio di precauzione impone in questi casi l’adozione di misure anche drastiche, considerando la salute umana prioritaria a qualsiasi altro interesse”. Come il buon senso (prima della scienza) suggerisce l’accostamento tra carni lavorate e fumo, è totalmente fuorviante. L’inclusione di tabacco e carni lavorate nello stesso gruppo è legata al fatto che la classificazione dell’Oms si limita a indicare che una sostanza è cancerogena, senza precisare quanto sia dannosa, cioè le quantità in cui deve essere assunta per essere realmente pericolosa, che per le carni lavorate è intorno ai 50 grammi al giorno (oltre il doppio del consumo medio italiano).