Ismea: la filiera avicola ha tenuto durante l’emergenza Covid

Roma – Il settore delle carni bianche ha tenuto in tempi d’emergenza. Grazie alla presenza di una filiera nazionale autosufficiente per il 108% e ben integrata, che non ha quindi risentito di problemi legati alla dipendenza dall’estero. E’ quanto emerge dal Rapporto Ismea sulla filiera avicola che negli ultimi mesi ha saputo sviluppare delle linee e dei confezionati, riuscendo a dar maggior durabilità e flessibilità ad una buona fetta dei propri prodotti, assecondando così le esigenze dei consumatori. Il risultato è stato evidente: nel mese di marzo, in pieno lockdown, sono stati superati i 31 milioni di consumi, in aumento rispetto alla media degli ultimi cinque anni del 25% Un contesto positivo per la filiera che, secondo il rapporto, ha risentito meno della contrazione generalizzata degli acquisti di carne rilevate sempre negli ultimi cinque anni. Le carni avicole, infatti, si sono difese meglio limitando le perdite a -2,2%, contro il -26% della carne cunicola, il -9% di quella suina o -4% della carne bovina. Quanto agli acquisti delle famiglie italiane, secondo i dati Nielsen Consumer Panel, sono tra i 21 e i 26,5 milioni di Kg ogni quattro settimane, con un consumo a testa rilevato nel 2019 di 20 Kg. A livello europeo, segnala ancora Ismea, l’Italia è il settimo produttore, puntando su innovazione, differenziazione e miglioramento degli standard qualitativi degli allevamenti e delle carni, piuttosto che sull’espansione geografica del mercato. Una produzione che negli ultimi 3 anni ha viso aumentare polli (+8%) e galline (+17%) e un calo, invece, per il tacchino (-3%)

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