Scimone (Carpené Malvolti): “Giù le mani dalla parola Prosecco”

Valdobbiadene (Tv) – Carpené Malvolti contro Col Vetoraz e le cantine riunite nella Confraternita di Valdobbiadene. A riaprire la disputa sull’indicazione Prosecco in etichetta (vedi la notizia), un’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore da Domenico Scimone, general manager dell’azienda fondata da Etile Carpené, la prima a riportare la dicitura sulle proprie bottiglie nel 1924. “Giù le mani dalla parola Prosecco”, tuona Scimone. Che definisce l’iniziativa di chi vuol rinunciare a questo termine “di corto respiro, alquanto autoreferenziale se proprio non vogliamo dire un po’ provinciale”. Il motivo di questa dura presa di posizione è presto spiegato dal manager: “Il punto è che io considero Prosecco una ‘parola magica’. Il perno di quello che è universalmente riconosciuto come il più grande fenomeno enologico di questi anni. Anni in cui si è passati da poche decine di milioni di bottiglie a oltre 600 milioni tra Doc e Docg. Un prodotto che ha destagionalizzato i consumi di spumante fino a non molti anni fa limitati alle festività di fine anno e alle ricorrenze speciali”. E a difesa della Denominazione, Scimone elenca i tanti elementi che la rendono una forza trainante, chiosando: “Anche di fronte al fatto che tutti ci copiano da noi c’è qualcuno che si dice convinto che siamo in presenza di un termine inflazionato e da dismettere. A me sembra solo un volersi far male. Una vetta di masochismo difficilmente raggiunta prima persino in un paese vocato al farsi male, come l’Italia”.


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