Roma – Il settore della ristorazione italiana prova a scuotere una produttività stagnante attraverso una massiccia operazione di ammodernamento strutturale. Secondo i dati del Rapporto Fipe 2026, il 42,2% delle imprese ha messo a budget o già realizzato investimenti nel biennio, con una mobilitazione di risorse stimata che punta a rompere l’immobilismo tecnologico di un comparto fermo ai livelli di efficienza del 2013. Sebbene il 28,4% degli operatori abbia già effettuato interventi nell’ultimo anno, un ulteriore 25,8% pianifica di aprire i cantieri entro la fine del 2026, concentrando la spesa su tre asset critici: l’efficientamento energetico dei macchinari (15,1%), il restyling dei locali (14,3%) e la digitalizzazione dei processi gestionali (12%).
Questa spinta al rinnovo deve però fare i conti con un quadro finanziario complesso, caratterizzato da un’inflazione di settore al 3,2% e da una redditività ancora fragile. La maggior parte degli investimenti viene finanziata attraverso il reinvestimento dei flussi di cassa o il credito bancario tradizionale, in un contesto dove lo scontrino medio è salito a 10,70 euro (+3%). Nonostante le incertezze globali, l’ottimismo degli investitori resta solido: il saldo tra chi prevede una crescita del fatturato e chi teme una contrazione è positivo per il 30,1%.