Danese (Aefi): “Il 50% dell’export nasce da contatti in fiera. Ancora troppo campanilismo nel settore”

2026-01-26T11:33:47+01:0026 Gennaio 2026 - 11:33|Categorie: Fiere, in evidenza|Tag: , , |

Roma – Maurizio Danese, presidente di Aefi, fa il punto sul settore fieristico e congressuale in un’intervista pubblicata su Repubblica Affari &Finanza. Un comparto che conta 17mila addetti e sviluppa un fatturato di 4 miliardi di euro, collocandosi al quarto posto a livello globale dietro Cina, Stati Uniti e Germania. “Il 2025 si è chiuso bene con numeri in progresso rispetto al 2024, che era già risultato essere in forte progresso rispetto al pre-Covid”, commenta. “Sono cresciuti gli eventi, i visitatori e gli espositori, soprattutto quelli stranieri. Il nostro settore deve però accelerare sull’internazionalizzazione perché le piccole e medie imprese avranno sempre più bisogno del supporto delle fiere per navigare in acque in tempesta”.

Continua: “Il 50% delle esportazioni nasce da contatti avvenuti in fiera. Il nostro settore va dunque visto che una vera e propria infrastruttura, alla pari del sistema aeroportuale. Purtroppo però è ancora dominato da un campanilismo che gli impedisce di svolgere fino in fondo il proprio ruolo. In collaborazione con il governo e con le autorità preposte al sostegno dell’export del made in Italy stiamo lavorando proprio su questo fronte, mettendo per primi in gioco noi stessi. Stiamo infatti lavorando alla fusione con It-Ex Italian association of international exhibitions, che prevediamo di chiudere nell’arco di sei mesi. Non è funzionale avere due associazioni di categoria”.

Le fiere italiane oggi presidiano 12 Paesi sui 30 totali che sono il target del made in Italy. I mercati scoperti rappresentano una delle principali sfide future. “La domanda del made in Italy è fortissima – aggiunge Danese – e non riguarda solo l’agroalimentare e la moda”.

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