Di Angelo Frigerio
Una presentazione molto interessante quella di Giovanni Arena, nel corso della convention VéGé, svoltasi a Milano lo scorso 20 novembre. Una overview, per dirla come quelli che ne sanno, sul futuro dei consumi e della distribuzione. Il presidente del Gruppo ha iniziato con una domanda: “Come sarà il mercato alimentare nel 2040?” E qui occorre subito introdurre la questione dell’inverno demografico: l’Italia perderà circa quattro milioni di abitanti. Di conseguenza i componenti della famiglia saranno meno numerosi. Ci saranno meno consumi ma più veloci.
Da qui il riflesso sui Gruppi della Distribuzione Moderna. Addio al ‘piccolo è bello’ e avanti forza con le concentrazioni: meno attori, più solidi. Con una governance di peso, investimenti, efficienza. Ovvero una razionalizzazione delle insegne e dei gruppi. Sopravviverà chi adatterà format e insegna ai nuovi bisogni del consumatore. Un attore strategico, quest’ultimo, nel panorama della distribuzione. Il nuovo cliente non vorrà scegliere. Vorrà tutto. Ci sarà, di conseguenza, una polarizzazione dei consumi. Con un effetto a cascata che coinvolgerà anche la logistica. Sempre più smart, con magazzini automatizzati, flotte full electric, robotica evoluta. In poche parole: la nuova frontiera dell’efficienza. E, a proposito di efficienza, l’insegna dovrà diventare circolare: riciclo, Zero CO2, fotovoltaico, energia prodotta internamente, recupero del calore. Addirittura mini inceneritori aziendali. Un ecosistema virtuoso. La governance non sarà un’organigramma ma una cultura. Con una ricaduta diretta sul welfare aziendale: asili, mense, prevenzione, settimana corta, flessibilità.
Nel 2040 il talento sceglierà solo chi lo sa proteggere. Per questo occorre introdurre nelle aziende la formazione continua. Le competenze saranno, per chi le saprà coltivare, un vantaggio competitivo. Da qui la nuova struttura della Distribuzione Moderna. Non più un settore a sé stante, ma un ecosistema: comunità, fornitori, energia, territorio, persone. E qui vale la pena aggiungere una parola che può servire da monito agli imprenditori: il coraggio. Occorrerà crescere con coraggio aprendosi al mercato dei capitali. Laddove andare in Borsa significa credere nel domani.
A questo punto una domanda sorge spontanea: va bene tutto, ma come sarà il punto vendita del futuro? Lo store sarà un media. Big data, comunicazione omnicanale, realtà aumentata, dati in tempo reale, personalizzazione dell’offerta. I pagamenti saranno digitali, solo elettronici. Basta contanti e, di conseguenza, basta ‘nero’. Si espanderà sempre di più il pianeta omnichannel. Dove convivono: fisico, digitale, drive, bistrot, pay, energia, banche, assicurazione. Vincerà chi offrirà una piattaforma di vita. Così il delivery del futuro sarà full electric, con l’utilizzo massiccio di droni. “La spesa arriverà prima della sete”: ha sottolineato, nel corso del suo intervento, Giovanni Arena.
Da ultimo la ristorazione. Che sarà in store, con bistrot, cucine integrate, experience. Il consumatore vorrà mangiare bene ovunque. Si incrementerà la quota della marca del distributore: arriveremo al 50% sull’offerta complessiva. Il carrello cambierà forma e dimensioni. Conterrà monoporzioni, cibo pronto da mangiare, prodotti sempre più proteici, a base vegetale, salutare. Ma c’è una condizione al contorno, con una parola d’ordine che sarà il leit motiv dei prossimi anni: innovare. Il futuro premierà chi investe e non chi fa resistenza. Come diceva Peter Druker, economista e saggista austriaco: “Il modo migliore per prevedere il futuro è crearlo”.