Novara – “Fare previsioni oggi è molto complesso”. A constatarlo è Fabio Leonardi, Ceo di Igor Gorgonzola, che, intervistato in occasione di Marca 2026, ha offerto ad Alimentando il suo punto di vista sull’andamento del mercato lattiero caseario. “Se nel 2025 ci siamo trovati a gestire una materia prima in forte salita, ora la situazione si è completamente ribaltata: il prezzo del latte è in forte discesa”, ha spiegato. “Questo ci obbliga a negoziare con la grande distribuzione in senso opposto, quindi su livelli di prezzo più bassi. Abbiamo già avviato queste negoziazioni, ma è difficile prevedere dove andremo a finire”. “Anche fare previsioni sugli andamenti produttivi è complicato”, aggiunge, “le produzioni sono molto elevate in Italia, ma soprattutto in Europa, in particolare nei grandi Paesi esportatori di latte, e questo sta condizionando tutti i mercati”.
Persistono inoltre forti tensioni geopolitiche internazionali che destabilizzano i flussi commerciali: “La Cina”, continua Leonardi, “ha applicato extra dazi compresi tra il 22% e il 42% circa quattro settimane fa, in risposta ai dazi introdotti dalla Comunità Europea, con un conseguente rallentamento degli scambi. Gli Stati Uniti continuano a mostrare segnali negativi, il Regno Unito risente ancora degli effetti della Brexit ed è in calo, mentre i costi dei noli verso i mercati extraeuropei rimangono elevati a causa delle criticità nei passaggi strategici come il Canale di Suez e lo Stretto di Hormuz”. A questo contesto si aggiunge un dollaro molto debole, che, come spiega il Ceo di Igor Gorgonzola, “rappresenta di fatto un sovrapprezzo per l’export dei nostri prodotti e penalizza non solo il mercato americano, ma anche molte altre destinazioni”.
Che cosa potrebbe accadere, dunque nel 2026? “L’anno si apre senza una chiara visione sull’andamento della materia prima, che per noi è un elemento fondamentale di pianificazione”, dichiara Leonardi. “È in corso un’attività disensibilizzazione dei produttori per ridurre le quantità, ma questo intervento dovrà essere esteso a livello europeo: agire solo sull’Italia non sarebbe sufficiente”. “Nel complesso”, conclude, “i segnali sono più preoccupanti che rassicuranti e rendono estremamente difficile fare previsioni in un contesto di forte instabilità. È vero che negli ultimi anni abbiamo affrontato situazioni di ogni tipo e ci siamo abituati a gestire l’incertezza, ma colpisce come, nel giro di appena dodici mesi, lo scenario si sia completamente capovolto”.