Di Luigi Rubinelli
Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato un articolo su alcuni cambiamenti in Carrefour (leggi qui).
Stiamo osservando anche i lineari di alcuni retailer per vedere come si stanno comportando i brand e le referenze di New Princes-Mastrolia/Carrefour. Sembra che il facing sia aumentato, come l’esposizione preferenziale. A cominciare dal latte e dai derivati, come per i prodotti per l’infanzia.
“I prodotti a marchio del distributore – dice Mastrolia in alcune interviste, come al Corriere (leggi qui) – avranno un’incidenza progressivamente crescente e nei prossimi tre anni puntiamo a una quota intorno al 50%. I brand del gruppo manterranno complessivamente un peso non inferiore al 20%. La quota della marca tradizionale è quindi destinata a ridursi verso il 30%. È un equilibrio che consente di migliorare il rapporto qualità-prezzo per il consumatore e di rendere l’offerta più coerente con l’evoluzione dei consumi”.
“I prezzi elevati comprimono i volumi, rallentano i consumi e finiscono per penalizzare l’intero sistema economico. Non è un interesse della grande distribuzione mantenerli. Il problema risiede in una parte dell’industria di marca che continua a difendere strutture di prezzo costruite in una fase emergenziale, quando i costi erano significativamente più alti. Oggi quella fase è superata, ma l’adeguamento dei listini non è avvenuto, creando una disconnessione evidente tra costi industriali e prezzi finali. L’industria, soprattutto quella di marca, ha una grande responsabilità. Se i costi delle materie prime e dell’energia scendono, i listini devono adeguarsi. Continuare a chiedere aumenti oggi significa comprimere i consumi. Non è la grande distribuzione a spingere per i rincari, ma un’industria che spesso non rivede le proprie politiche di prezzo”.
Il portafoglio di New Princes
New Prince ha un numero elevato di brand:
Ala, Cappuccino lovers, Centrale del latte d’Italia, Centrale del latte di Salerno, Centrale del latte di Vicenza, Fior di Salento, Giglio, Latte Tigullio, Matese, Mukki e le sue tante declinazioni, Optimus, Polenghi Lombardo, Tapporosso, Torre in Pietra e ancora Delverde, Ciccarese, Corticella, Guacci, Pezzullo, e poi Dieterba, Nipiol, Heinz, Plasmon, Aproten, BiAglut. E infine, se ce li siamo ricordati tutti, cibo in scatola e conserve Napolina.
Allora sorge spontanea una domanda: qual è il messaggio e la strategia di questi marchi e il messaggio sui rincari e l’adeguamento dei listini che ha dato Angelo Mastrolia ai venditori di NewPrinces quando vanno dai retailer; chiedere il net-net? Ridurre i prezzi come strategia e operatività?
Questa non è una provocazione, signor Mastrolia, è solo una domanda.
Perché le intenzioni dei buyer di Carrefour sono chiare come le parole del presidente: dobbiamo applicare il net net a tutto il sistema del largo consumo.