Forum Ambrosetti (1)/Pugliese (Conad): “Carrefour in Filiera Italia? Allora usciamo noi. Ma no, stavo scherzando”. Forse non troppo…

2021-06-07T16:46:11+02:007 Giugno 2021 - 16:29|Categorie: in evidenza, Mercato|Tag: , , , , |

Bormio (So) – Si è svolta venerdì 4 e sabato 5 giugno 2021 la quinta edizione del forum ‘La roadmap del futuro per il food&beverage’ promossa da The European House – Ambrosetti. Al centro del dibattito la ripartenza del settore agroalimentare dopo un anno di pandemia. Tanti gli interventi in scena per una due giorni di confronti tra esponenti di spicco del comparto. Tra i partecipanti anche Francesco Pugliese, amministratore delegato di Conad. Che, nell’ambito di una discussione su come valorizzare le eccellenze del made in Italy, tira una stoccata a Christophe Rabatel, Ceo di Carrefour Italia, presente all’incontro. “Mi fa piacere che Carrefour sia entrata in Filiera Italia”, spiega Pugliese. “A questo punto, però, Conad uscirà. Eravamo dentro da tempo, ma questo nuovo ingresso non mi piace per niente. La valorizzazione della filiera italiana deve avvenire nel Bel Paese e deve coinvolgere le piccole aziende nazionali. Se l’obiettivo è far uscire le imprese tricolori da Filiera Italia, posso presentarvi qualcun altro, magari più rilevante di Carrefour, da interpellare. Così diamo vita al club dei distributori esteri”. È scatenato il ‘domatore di leoni’ di Conad che – ci tiene a precisare – sta semplicemente scherzando.  Ma ormai la bomba è stata sganciata. Lo sottolinea lo stesso Pugliese: “Non è vero che Conad uscirà da Filiera Italia, ma potrebbe essere un interessante stimolo di riflessione su cui ragionare”. E in merito al tanto discusso Nutriscore, il sistema di etichettatura a semaforo, ha le idee ben chiare: “I clienti hanno fame di informazioni. Cercano prodotti trasparenti e che facciano bene alla loro salute. Le imprese presenti sul territorio sono il primo veicolo di comunicazione in grado di far percepire l’importanza di una sana alimentazione. Di conseguenza, non ha alcun senso proporre l’etichetta a semaforo, come invece stanno facendo altre multinazionali. Bisognerebbe proporre un’informazione chiara e non semplificata. Non si può spiegare a un consumatore se un prodotto fa bene o fa male solo basandosi su una legenda di colori. Si rasenterebbe la follia”.

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