Di Giulio Rubinelli
Gli italiani si affacciano al 2026 con uno sguardo disincantato e prudente, immersi in uno scenario percepito come instabile e ostile, segnato da conflitti, diseguaglianze e crisi climatica. È quanto emerge dalle survey dell’Ufficio Studi Coop condotte a fine 2025, che restituiscono l’immagine di un Paese dominato da preoccupazione e insicurezza, attenuate solo in parte da un residuo di ottimismo legato alla sfera personale e familiare. Sul piano macroeconomico prevale l’idea di una crescita debole: l’Italia è vista come fanalino di coda in Europa, con consumi stagnanti e spesa concentrata sui beni essenziali. Ne deriva una ‘little Italy’ ripiegata su sé stessa, frugale e rinunciataria, dove desideri di mobilità, cambiamento e natalità restano nel cassetto. Anche i valori collettivi arretrano a favore di un benessere individuale più cinico e difensivo. In questo contesto la casa si conferma centro della vita quotidiana e alimentare: cresce l’attenzione a salute, qualità e convenienza, con il rafforzamento della Marca del distributore e un rallentamento dei discount. Per il largo consumo il clima resta grigio, tra volumi in calo e costi in aumento, mentre innovazione tecnologica e capitale umano emergono come le leve strategiche per affrontare un 2026 ancora complesso e incerto.