Gruppo Pini: le “bombe a orologeria” di Reggio Report, Ansa, Corriere e altri ancora

2021-02-18T15:09:54+01:0018 Febbraio 2021 - 11:54|Categorie: in evidenza, Salumi|Tag: , , |

Roma – La notizia parte da Reggio Report il 29 gennaio. Il titolo è tutto un programma: “Affaire Ferrarini, sul ‘re’ Piero Pini l’ombra di una cauzione di 22 milioni di euro. Maxi-inchiesta per frode fiscale in Polonia e Ungheria”. Nella notizia si legge: “L’imprenditore valtellinese Piero Pini, il re della bresaola che in cordata con la finanziaria di Stato Amco contende il Gruppo Ferrarini di Reggio Emilia a alla cordataBonterre sostenuta da Unicredit e Banca Intesa, ha pagato una cauzione di 100 milioni di zlotyits polacchi – equivalenti a 22 milioni di euro – per il caso di frode fiscale che lo coinvolge in Polonia e su cui ha aperto da tempo un procedimento la procura regionale di Lodz”. Una bella bomba, lanciata da un sito polacco e ripresa pari pari da Reggio Report. Ansa la scova e la rilancia negli stessi termini. Subito ripresa dal Corriere della Sera con un titolo ad effetto: “L’inchiesta per frode. Pini paga cauzione in Polonia”. Piccolo problema: la notizia è vecchia e si riferisce a fatti successi nel 2016 che, stranamente, sono stati ripresi oggi. Lo ribadisce Roberto Pini, amministratore e proprietario della Pini Holding: “La cauzione per l’indagine aperta in Polonia è stata pagata tra il 2016 e i primi mesi del 2017. L’indagine è ancora in corso e non è ancora arrivata al primo grado di giudizio e lì mio padre conta di dimostrare la sua innocenza e l’estraneità dai fatti”.  La smentita è perentoria e non lascia spazio a interpretazioni di sorta.  Ma Roberto Pini non si ferma qui e ribadisce: “Apprendiamo con stupore e sconcerto che media ungheresi e italiani rilanciano come nuove notizie che risalgono ad anni fa. C’è qualcuno che vuole avvelenare i pozzi per intaccare la nostra credibilità e non lo permetteremo. Voglio ribadire che la Pini Holding non ha alcun legame con le società in Polonia e Ungheria e che è leader di mercato a livello europeo e tra i principali player a livello globale con oltre un miliardo di fatturato, di cui il 50 per cento sviluppato in Italia, e oltre due mila dipendenti nel mondo”. La vicenda ricorda un po’ quanto accaduto di recente al neoministro Renato Brunetta: il Corriere ha pubblicato il 15 febbraio una sua intervista con affermazioni sullo smart working del 22 giugno 2020, in un contesto totalmente diverso da quello attuale.

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