Lamberto Frescobaldi (Uiv): “Alle vigne non importa nulla del momento complesso. Asciughiamoci le lacrime e ripartiamo”

2026-03-27T11:09:57+01:0027 Marzo 2026 - 11:09|Categorie: Vini|Tag: , |

Roma – In occasione della presentazione di Vinitaly abbiamo chiesto a Lamberto Frescobaldi, presidente Uiv (Unione italiana vini) cosa occorre al settore vitivinicolo per affrontare la sfida di una fase di mercato così delicata a causa dei fattori esogeni, dai dazi di Trump alla crisi del Golfo.

“Il momento è complesso”, esordisce Frescobaldi, “però ricordiamoci che noi siamo produttori di vino e abbiamo le vigne. E alle vigne non gliene importa nulla del momento complesso. Dobbiamo prenderne atto e puntare a migliorare la nostra numerica”.

Cosa vuol dire migliorare la numerica?
Avere più clienti e diluire il rischio, che per noi non si elimina mai del tutto. Se non è la grandine sono Trump, Biden o Putin… Tutto può determinare una crisi, ma noi dobbiamo guardare in prospettiva: nel nostro Paese le crisi, quasi paradossalmente, si sono spesso tradotte in un aumento qualitativo dei nostri prodotti. Bisogna solo evitare di piangersi addosso. A breve c’è Vinitaly, che è un appuntamento importantissimo per il nostro settore. E tra cinque mesi si inizierà a portare le uve in cantina. Bisogna asciugarsi le lacrime e ripartire.

Cosa si aspetta da questo Vinitaly?
Per me il Vinitaly è la porta d’ingresso dell’Italia del vino. È l’occasione in cui incontrare vecchi e nuovi partner. Il nostro è Paese bellissimo, qui non ci sono vini di serie A e vini di serie B. Dalle Alpi all’ultima isola della Sicilia, abbiamo vini tutti da scoprire e Vinitaly ci aiuta in questo, portando in Italia i buyer che poi gireranno la penisola, per scoprire i territori.

Sono stati da poco conclusi ì a Canberra degli importanti accordi commerciali tra Europa e Australia che hanno una ricaduta significativa anche per il vino, per i dazi e la tutela delle denominazioni. Qual è il suo commento in merito?

È più o meno la stessa cosa che è avvenuta con l’India, il Brasile e il Mercosur. Il mio commento è semplice: ben venga questo genere di accordi.

 

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