Roma – La prossima settimana l’Europarlamento voterà il regolamento che rende transfrontaliera la lotta alle pratiche commerciali sleali, introdotte dalla direttiva UE 2019/633, per tutelare agricoltori e piccoli fornitori agroalimentari. Ritardi nei pagamenti, modifiche o cancellazioni unilaterali degli ordini e rifiuti di contratti scritti sono comportamenti che costano quasi 5 miliardi l’anno ai produttori, con un impatto europeo stimato oltre i 10 miliardi, secondo Paolo De Castro, ex relatore della direttiva.
Intanto si misurano i primi risultati della direttiva. Dal 2022 al 2025 il numero di controlli è passato da 138 a 3.600, con un totale di 5mila ispezioni in tutta Europa. Il settore ortofrutticolo è stato il più attenzionato, con 1.900 controlli, seguito da lattiero-caseario, vitivinicolo, cereali e olio. Il caso più noto scaturito da questa direttiva sono le ripetute sanzioni inflitte dall’Icqrf (Ispettorato centrale repressione frodi) nel 2024 alla multinazionale Lactalis, attraverso la sua controllata Italatte.
La Commissione Ue segnala che il 90% dei controlli è stato eseguito in Spagna, Italia, Cipro e Ungheria. Con il nuovo regolamento si punta a evitare che Paesi extra-Ue aggirino i controlli, garantendo maggiore equità e tutela lungo tutta la filiera agroalimentare