Rincari, soffre la zootecnia di montagna: l’allarme di Confcooperative

Roma – La zootecnia di montagna è tra i comparti maggiormente in sofferenza nel panorama produttivo agroalimentare. A lanciare l’allarme è l’Alleanza delle cooperative agroalimentari. La crisi economica, infatti, sta portando numerose aziende agricole a sceglie di abbattere capi di bestiame. Alcune realtà, invece, hanno già chiuso.

In Trentino Alto Adige si registra già un calo della produzione che la scorsa estate ha toccato il 15%, con ben 30 aziende che hanno chiuso in battenti, l’ultima delle quali contava 140 capi. Ma la situazione è comune anche Lattebusche che raccoglie il 90% del latte della provincia di Belluno e che attualmente registra un calo del 6% della produzione. Non va meglio in Lombardia, dove anche la Latteria Valtellina è alle prese con un calo della produzione dovuto ad una costante riduzione del numero di animali allevati.

Nel lungo periodo le previsioni sono tutt’altro che positive, secondo Confcooperative. “Siamo consapevoli che occorrano nuovi interventi per dare liquidità alle aziende, altrimenti nella primavera 2023 constateremo un numero ancora ridotto di aziende, potrebbe essere una perdita irreversibile”, spiega il Coordinatore del settore lattiero caseario di Alleanza cooperative Giovanni Guarneri, per il quale “lo stanziamento degli aiuti a capo erogati nell’ambito della riserva di crisi è stato indubbiamente utile, ma non sufficiente, soprattutto alla luce degli ulteriori aumenti dei costi di produzione che si sono registrati in questi mesi”. Alleanza delle Cooperative aveva chiesto e ottenuto 20 milioni di euro a supporto delle stalle di montagna. Contributo che è andato in pagamento nell’ambito della Domanda Unica 2021 alla fine del mese di settembre. Ora, però, il contesto, secondo Guarneri, è peggiorato.

 

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