Visita nei punti vendita Coop e to.market del quartiere milanese. Noto per lo spaccio di droga e le recenti vicende di cronaca. Tra barriere anti-bivacco e furti di olio e tonno.
di Federico Robbe e Tommaso Farina
Martedì 24 febbraio, ore 11. Il sole splende a Milano, in una mattinata invernale che sa già di primavera, e che rende un poco meno plumbeo il clima di Rogoredo, quartiere difficile della periferia del capoluogo. Siamo venuti qui di persona, perché i negozi locali, oltre alla crisi dei consumi che ben conosciamo, devono fronteggiare un grave problema di sicurezza. A dicembre, il supermercato Coop di via Rogoredo ha dovuto fare i conti con l’aggressione a un dipendente, avvenuta durante un tentativo di furto di merce. Così decidiamo un sopralluogo al negozio.

La prima cosa che vediamo è la barriera. La direzione del supermercato, a seguito dell’aggressione e di numerosi appelli rimasti inascoltati, il 20 dicembre 2025 ha eretto un’alta cancellata (circa quattro metri) con porta richiudibile, a protezione dell’area più a rischio: il terrapieno d’ingresso. Ossia, la zona dove sono riposti i carrelli per i clienti, diventata un vero bivacco per tossicodipendenti e altri sbandati. “Qui fuori ormai era diventato un bed & breakfast”, ci rivela una cassiera, riferendosi al costante viavai di individui anche pericolosi, come quello che mesi fa ha aggredito un lavoratore del negozio. Del resto, risulta necessario presidiare i locali anche con un addetto alla sicurezza. La guardia non si limita a stare all’entrata, ma pattuglia attivamente corsie e scaffali. Probabilmente, la situazione si aggrava in ore tardo-pomeridiane e serali, ma anche noi, alle 11, abbiamo avuto modo di constatare un clima piuttosto teso dentro e fuori il supermercato.
Spostandosi di qualche centinaio di metri, la situazione non cambia. La stazione ferroviaria di Rogoredo si presenta con la sua facciata lustra, pronta ad accogliere i passeggeri diretti alla vicina Arena Santa Giulia, uno degli impianti delle Olimpiadi 2026 (in quei giorni, in fase di conclusione). Lo spiegamento di forze dell’ordine è notevole: un furgone cellulare e non meno di cinque volanti, tra carabinieri e polizia locale, stazionano sul piazzale. Eppure, anche lì c’è almeno un esercizio commerciale che vive una situazione problematica. È il piccolo pdv to.market della stazione, che ha dovuto fare i conti con taccheggi e piccoli furti. Sullo scaffale del tonno in scatola, non c’è neanche una lattina. Al loro posto, sagome stilizzate di plastica e un cartello: “Chiedere al personale”.

Stesso discorso per le bottiglie di olio d’oliva. Per averle, bisogna farne richiesta alla cassiera, che le conserva nella mensola dietro di lei: “Le rubavano di continuo. Dalla scorsa estate, siamo stati costretti a prendere questo provvedimento”. Ma da dove arrivano questi problemi? Tanto la Coop quanto la stazione sono a breve distanza dal cosiddetto ‘boschetto della droga’: un’area verde che negli anni si è tramutata in una delle più grosse piazze di spaccio di Milano. Il viavai di tossicomani nei dintorni alla ricerca della dose è costante.
Il minimarket e il supermercato poco lontano sono particolarmente esposti al rischio dei furti, anche di merce relativamente economica come il tonno. L’erezione della cancellata da parte della Coop aveva avuto eco sulla stampa locale. Andrea Parrino, del giornale online Milano Post, aveva incontrato una guardia giurata del negozio. Che, a proposito delle recinzioni, così ribadiva: “Lo facciamo per difenderci. Ormai Rogoredo non è più un quartiere sicuro e, anche se queste barriere ci sono costate molto, riteniamo giusto averle costruite”. Se le autorità non riescono a risolvere un problema, meglio pensarci per proprio conto. A mali estremi, estremi rimedi.