ESTERI
Cina: allarme per l’aumento di prodotti italiani bloccati alla dogana. Troppi errori nei documenti

Pechino (Cina) – E’ allarme per il moltiplicarsi dei casi di prodotti alimentari di origine italiana bloccati alla frontiera cinese a causa di errori nei documenti. A segnalarlo è Assocaseari, che fa riferimento a una circolare urgente dell’Ambasciata d’Italia a Pechino, trasmessa ai ministeri competenti e alle autorità sanitarie italiane. “Nelle ultime settimane, abbiamo riscontrato un preoccupante aumento di casi di prodotti alimentari di origine italiana bloccati alla frontiera cinese per irregolarità riscontrate nelle certificazioni di accompagnamento delle merci”, si legge nella circolare. “Questa situazione rischia di minare la credibilità del sistema di sicurezza alimentare italiano agli occhi delle autorità cinesi”. Una vicenda molto delicata visto che la sicurezza alimentare è un tema molto sentito in Cina e costituisce una delle priorità del presidente Xi Jinping. Che, proprio negli scorsi giorni, ha esortato gli operatori del settore ad agire con maggiore rigore nei controlli e ad adottare misure ferree verso coloro che non rispettano le attuali normative. Per questa ragione, i respingimenti di queste settimane sono molto gravi. “Ciò indispettisce le autorità stesse ma, soprattutto, insinua nelle nostre controparti inevitabili dubbi sull’efficacia dei sistemi di controllo italiani. E’ urgente e cruciale sensibilizzare tutti gli operatori e i funzionari italiani responsabili della predisposizione del materiale di accompagnamento di prodotti alimentari destinati in Cina circa la necessità di evitare negligenze come quelle recentemente riscontrate e insistere sull’importanza di una corretta e ineccepibile compilazione e trasmissione della documentazione. I continui blocchi di prodotti alimentari italiani presso le dogane cinesi a causa di una documentazione non completa o non corretta creano un ostacolo enorme per l’accesso al mercato cinese”. Nel documento sono contenuti alcuni degli errori più eclatanti rilevati nella compilazione dei documenti: numeri di riconoscimento del container su cui viaggia la merce scritti a mano sui certificati prestampati; numeri dei certificati sanitari riportati erroneamente; comunicazioni dirette all’agenzia cinese AQSIQ scritte in lingua italiana; mancate comunicazioni di cambio di codici identificativi e/o ragioni sociali di stabilimenti registrati presso le autorità cinesi; fusioni di aziende sanitarie locali (con conseguente cambio di timbri e/o firme dei veterinari accreditati) non comunicate.


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