La rivista The Lancet ‘assolve’ carne rossa e salumi

Londra (Regno Unito) – Un elevato consumo di carne rossa e salumi non è tra le abitudini alimentari più rischiose per la salute. A rilevarlo è uno studio della prestigiosa rivista scientifica The Lancet, condotto dal 1990 al 2017 in 195 diversi paesi, su un campione di età superiore a 25 anni, con l’obiettivo di valutare la correlazione tra consumo di determinati alimenti e il rischio di morte o di sviluppare malattie debilitanti. Queste le abitudini alimentari analizzate: consumo di frutta, verdura, cereali integrali, latte, carne rossa, salumi, bevande zuccherate, fibre, calcio, pesci con Omega3, acidi grassi polinsaturi, acidi grassi saturi e sodio. Incrociando una enorme mole di dati, emerge che i maggiori rischi di mortalità e di malattie debilitanti derivano da una dieta ricca di sodio e dallo scarso consumo di cereali integrali, frutta, nocciole e frutta secca, verdure. Scendono dal banco degli imputati, invece, carne rossa e salumi. Un elevato consumo di questi prodotti si trova in fondo alla classifica degli alimenti più rischiosi per la salute nei paesi più densamente popolati. Il consumo di carne rossa e carne processata, in altri termini, non è un male in sé, ma diventa rischioso se inserito in una dieta squilibrata. Più in generale, lo studio sottolinea soprattutto l’importanza di aumentare il consumo di cibi salutari, troppo basso rispetto al livello ottimale. “Quello appena pubblicato su Lancet è uno studio serio”, spiega Elisabetta Bernardi, nutrizionista dell’Università di Bari, “perché prende in considerazione dati costantemente aggiornati sul rapporto tra i diversi fattori di rischio e la mortalità”.

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