Legge sulle pratiche sleali in dirittura d’arrivo. Intervista all’europarlamentare Paolo De Castro

La norma sui comportamenti scorretti da parte della Grande distribuzione è al vaglio del parlamento. L’ipotesi è che divenga operativa all’inizio del 2021. Con una novità sui controlli. Intervista a Paolo De Castro, europarlamentare e relatore della direttiva Ue in materia.

“Manca poco, ne sono certo”. L’europarlamentare Paolo De Castro, relatore della direttiva sulle pratiche sleali (n. 633/2019), non ha dubbi sull’iter della legge italiana in materia, già approvata alla Camera il 27 giugno 2019. Lo incontriamo a Bologna Fiere, durante Sana, e approfondiamo un tema più che mai attuale, anche alla luce della recente puntata di Presa diretta. Il programma, andato in onda lunedì su Rai tre, ha infatti attaccato duramente la Gdo, accusandola di ‘affamare’ il mondo agricolo con i suoi comportamenti scorretti. Proprio durante la trasmissione, il ministro Teresa Bellanova ha affermato che il 14 ottobre avrebbe dovuto esserci il via libera di Palazzo Madama. Ma in realtà c’è stato l’ennesimo rinvio: mancano ancora i pareri di alcune commissioni, che sono state sollecitate a intervenire al più presto da Giampaolo Vallardi, presidente della commissione Agricoltura. Dopodiché il provvedimento approderà in Senato per il voto finale. Comunque siamo alle battute finali per il disegno di legge che recepisce la direttiva Ue. E che riguarda, tra le altre pratiche, la limitazione alla vendita sottocosto di prodotti agroalimentari e il divieto delle aste al doppio ribasso.

Onorevole De Castro, siamo in dirittura d’arrivo sulla legge italiana?

Essendo stato il relatore della direttiva europea, non vedo l’ora che ci sia l’ultimo passaggio parlamentare in tema di pratiche commerciali sleali. Un’opportunità per regolare i rapporti di forza tra chi produce, chi trasforma e chi vende.

Quante sono le pratiche inserite nella direttiva?

Sono in tutto 16. Tra queste il mancato rispetto dei tempi dei pagamenti e il divieto di modifiche unilaterali dei contratti.

Ovvero?

Il classico 3×2, che deve essere sempre concordato tra le parti. Se viene imposto dalle catene, è una pratica sleale. E ancora: non si possono caricare costi di imballaggio se non è espressamente indicato nel contratto. Idem per i costi di smaltimento dei prodotti invenduti. Inoltre, l’acquirente non può chiedere al fornitore di farsi carico, in toto o in parte, del costo degli sconti sui prodotti venduti come parte di una promozione. Più in generale, come recita la direttiva Ue, abbiamo voluto proibire tutte quelle pratiche “in contrasto con i principi di buona fede e correttezza”. Che sono “imposte unilateralmente da un partner commerciale alla sua controparte”.

E per quanto riguarda le aste al doppio ribasso?

Saranno vietate. Com’è giusto che sia. Il disegno di legge in discussione al Senato è chiarissimo in merito.

In questi casi la scelta dell’Authority che effettuerà i controlli è fondamentale: sarà compito dell’Antitrust?

No, perché uno dei motivi per cui l’articolo 62 – la norma sui giusti tempi dei pagamenti – non ha funzionato è proprio a causa dell’Antitrust.

Perché?

L’Authority per la concorrenza resta fondamentale, intendiamoci. Ma è oberata da una serie di altri compiti e lavora trasversalmente a tutti i settori. Qui, in materia di pratiche sleali, il problema è di carattere amministrativo. Perciò è necessario un ente del settore agroalimentare.

Quale?

E’ stato designato l’Icqrf (Ispettorato centrale tutela della qualità e repressione frodi). Un ente che dipende dal Mipaaf, con ben 29 uffici su tutto il territorio italiano. Può contare su circa 2mila persone e il suo punto di forza è proprio quello di avere una presenza capillare.

Anche perché le segnalazioni saranno tante.

Esatto. Il compito è raccogliere le istanze e gestire le denunce anonime che arriveranno. Per questo è necessario un ente di carattere amministrativo, ben strutturato e con sedi in tutte le regioni, in grado di valutare i singoli casi.


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