Possibile aumento dell’Iva su hotel e ristoranti. Fipe: “Scelta controproducente”

Roma – Il governo pensa di tagliare l’Irpef rimodulando l’Iva, secondo quanto scrive il Corriere della Sera. Tra le ipotesi allo studio, per ridurre le tasse sul lavoro delle fasce di reddito medie e medio-basse, c’è proprio il lavoro sull’aliquota Iva intermedia al 10%, ovvero l’aliquota che si applica a hotel e ristorazione. Ogni punto in più, secondo alcune stime, porterebbe 1,5 miliardi di gettito. Fonti vicine al Mef, però, fanno sapere che non è in programma un rincaro dell’Iva in questione. Intanto, le associazioni di categoria sono sul piede di guerra. “Il governo dice di voler ridurre le imposte sui ceti medio bassi e per farlo propone di alzare l’Iva sul turismo, in particolare hotel e ristoranti, come se fossero soltanto i turisti stranieri a mangiare fuori casa o dormire in albergo”, commenta Roberto Calugi, direttore generale Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi). “Ovviamente non è così: ogni giorno circa 10 milioni di lavoratori pranzano nei bar e nei ristoranti e lo fanno per necessità, non certo per scelta. Un aumento dell’Iva colpirebbe innanzitutto loro. Le risorse per ridurre l’Irpef vanno trovate altrove. Come se non bastasse, l’idea di rendere più salato il conto al ristorante per i turisti stranieri tradisce un paradosso di fondo: sono sempre di più le persone che arrivano in Italia per vivere un’esperienza non solo artistica, ma soprattutto enogastronomica, resa possibile dalla professionalità dei nostri cuochi e ristoratori. Penalizzare questa fetta di mercato, sulla quale in queste settimane già pesa l’insicurezza dovuta al coronavirus, rischia di essere controproducente per tutti”, conclude.

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