Rapporto Fipe 2019: la ristorazione in Italia vale 86 miliardi di euro

Roma – Cresce a 336mila il numero delle imprese della ristorazione italiana nel 2019. Cresce, dello 0,7%, anche la spesa degli italiani in questo canale, per un volume d’affari pari a 86 miliardi di euro. Una performance che posiziona la ristorazione italiana sul terzo gradino del podio europeo, dopo Gran Bretagna e Spagna. È quanto emerge dall’edizione 2019 del rapporto Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi), che evidenzia un trend positivo lungo 10 anni. In questo arco temporale, la spesa degli italiani per mangiare fuori casa è aumentata di 4,9 miliardi di euro, mente quella per i consumi casalinghi si è ridotta di 8,6 miliardi. Bene anche sul fronte occupazionale: nella ristorazione lavorano 1,2 milioni di addetti di cui il 52% donne e in maggioranza giovani. All’interno del mondo ristorazione, sono i 148mila bar della penisola, specie nelle grandi città e al Nord, a registrate le maggiori difficoltà. A tutto vantaggio di paninoteche, kebab e “finti” take away, come li definisce il rapporto. Resiste, tuttavia, il rito della colazione al bar, scelta quotidianamente da 5 milioni di italiani (il 10,8% della popolazione). Altrettante sono le persone che ogni giorno pranzano fuori casa, mentre sono poco meno di 10 milioni (18,5%) gli italiani che cenano al ristorante almeno due volte a settimana. “I dati parlano chiaro: con 46 miliardi di euro siamo la prima componente del valore aggiunto della filiera agroalimentare, continuiamo a far crescere l’occupazione e contribuiamo alla tenuta dei consumi alimentari”, commenta Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe. Unico ‘neo’ di un settore in gran forma, l’altissimo turnover imprenditoriale: “Non è un settore dove si vive di rendita”, sottolinea Stoppani. “I preoccupanti tassi di mortalità delle imprese confermano che ascolto del mercato e innovazione sono processi fondamentali per il successo”.


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