Sardegna (21) Paolo Pinna: “Stiamo subendo un danno economico e di immagine incalcolabile. Chiediamo solo di poter fare il nostro mestiere”

Milano – Paolo Pinna (foto), direttore commerciale della F.lli Pinna di Thiesi (Ss), azienda messa alla berlina e attaccata durante le proteste dei pastori (leggi qui), parla a Sardegna Live della situazione che si sta vivendo nell’isola. “Siamo preoccupati dalla piega che stanno prendendo gli eventi. Quanto sta accadendo sulle strade è di una gravità enorme. Qualcuno sta gettando benzina sul fuoco di quello che in realtà è un conflitto tra categorie”, spiega Pinna. “In questo momento abbiamo 230 persone a casa in ferie forzate. Se la situazione non si sbloccherà dovremo valutare se attivare la cassa integrazione. Stiamo subendo un danno economico a causa delle mancate vendite, con clienti che chiamano scocciati perché non rispettiamo gli impegni contrattuali. Ma, ancora più grave, stiamo subendo un danno d’immagine incalcolabile, perché si sta infangando l’onorabilità e l’onestà di una azienda che da 100 anni porta avanti il nome della Sardegna in Italia e nel mondo. Chiediamo solo di fare il nostro mestiere”, è l’appello dell’imprenditore. Che riguardo alla crisi che ha colpito il settore in Sardegna, aggiunge: “Quando l’equilibrio fra domanda e offerta si rompe, il mercato collassa. Ed è ciò che è accaduto. L’anno scorso sono stati prodotti oltre 100mila quintali in più di pecorino romano rispetto a quanto il mercato è in grado di assorbire”. Pinna resta comunque ottimista: “Voglio lanciare un segnale di speranza: si sta facendo di tutto perché il mercato si riprenda. Automaticamente questo farà risalire il prezzo del latte. Ma la soluzione alla crisi non passa attraverso il fatto che il caseificio paghi il latte ad un prezzo che il mercato libero non riconosce. Servono interventi di natura straordinaria, che competono a soggetti come le regioni e i ministeri”. L’imprenditore ha messo anche l’accento sui danni che i fermi stanno causando all’intero settore, già appesantito dai prezzi attuali: “Il formaggio che si vende oggi a 5,50 euro al chilogrammo è stato prodotto con un latte pagato 85 centesimi. L’industria subisce una perdita secca di due euro al chilogrammo. Con quanto sta accadendo i casefici sono a rischio di portare i libri in tribunale. E’ questo che si vuole?”. Infine, Pinna ribadisce ancora con forza la falsità delle insinuazioni circa il latte proveniente dalla Romania (leggi qui). “Lavoriamo solo ed esclusivamente latte sardo, non è mai entrato un litro di latte né dalla Romania, né dall’Ungheria, né da altri paesi. Semmai, per alleggerire la produzione sarda, oggi di latte ne stiamo vendendo. Con sacrificio, perché lo stiamo vendendo a prezzo di costo e perché il nostro mestiere è quello di trasformalo in formaggi, non venderlo”.


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