Roma – La ristorazione italiana chiude il 2025 con un volume d’affari di 100 miliardi di euro, segnando una crescita dello 0,5% sull’anno precedente. Il dato, presentato oggi presso la sede capitolina di Confcommercio, attesta il valore aggiunto del comparto a 59,3 miliardi di euro, con un incremento reale dello 0,5%, nonostante una flessione del numero totale delle imprese che scendono a 324.436 unità (-1%). L’analisi per comparti evidenzia trend divergenti: mentre i bar registrano una contrazione del 2,2%, la ristorazione collettiva e il banqueting crescono del 3,5%, mentre il segmento ristoranti rimane sostanzialmente stabile (-0,4%). Sul fronte dei listini, l’aumento medio dei prezzi al consumo è stato del 3,2%, una dinamica legata al progressivo riallineamento post-pandemia e ai costi energetici. Gli investimenti rimangono una priorità: il 28,4% delle aziende ha rinnovato le proprie strutture nel 2025 e il 25,8% prevede di farlo nel corso del 2026.
Il dato più critico riguarda l’occupazione dipendente, che fa registrare una perdita di oltre 114.000 unità (-10,3%). Il rapporto segnala una difficoltà di reperimento del personale per un’impresa su due. Sotto il profilo demografico, si osserva una polarizzazione: se da un lato il 61,6% dei lavoratori ha meno di 40 anni, l’unica fascia d’età in crescita numerica è quella degli over 60, evidenziando un allungamento della permanenza attiva nel settore. La produttività segna una flessione di un punto percentuale rispetto al 2024, restando distante dai valori di dieci anni fa. Sul versante della governance, il 70% degli imprenditori è coadiuvato quotidianamente da membri della famiglia e il 37,3% guida un’azienda familiare. L’impegno orario appare elevato: un titolare su due dichiara di lavorare oltre 60 ore settimanali. In merito al ricambio generazionale, il 45,4% degli intervistati preferirebbe per i propri figli un percorso professionale diverso, mentre solo il 10,5% considera la continuità familiare un obiettivo prioritario.
“Il Rapporto Ristorazione 2026 ci restituisce l’immagine di un settore che resiste al rallentamento dell’economia, registrando una crescita del valore aggiunto e dei consumi”, ha dichiarato Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe-Confcommercio. “Le crescenti difficoltà delle imprese nel reperimento del personale trovano riflesso nella flessione dell’occupazione dipendente, confermando l’esigenza di politiche attive che favoriscano l’incrocio tra domanda ed offerta di lavoro, la continua riqualificazione professionale e una migliore strategia sugli orientamenti scolastici per i giovani”.