Amazon Go: la prova sul campo

2022-06-17T12:34:56+02:0017 Giugno 2022 - 12:34|Categorie: Aperture del venerdì, in evidenza, Retail|

La nostra visita al negozio senza casse del Rockefeller Center, a New York. Si accede con lo smartphone, si fa la spesa e si esce. Tutto senza problemi. In Italia funzionerebbe?

New York, Rockefeller Center. Siamo a Manhattan, sulla mitica 5th Avenue, a metà tra Central Park e l’Empire State Building. È qui che Amazon ha deciso, nel 2019, di aprire uno dei suoi store senza casse né cassieri presenti nella Grande Mela. Il primo Amazon Go, questo il nome del format, è stato aperto al pubblico a Seattle nel gennaio 2018, dopo un periodo di sperimentazione di circa un anno e non pochi problemi. Come le difficoltà nel tracciamento dei prodotti e nella gestione di oltre 20 clienti insieme. Ma poi le criticità sono rientrate e il piano di aperture ha preso il largo, con 26 negozi negli Stati Uniti e uno a Londra.

Proprio nello store americano del Rockefeller Center, la scorsa settimana, siamo riusciti a mettere alla prova il punto vendita, aperto da lunedì a venerdì dalle 6.30 alle 20.30 e nel fine settimana dalle 10 alle 21.

Nel primo pomeriggio dell’8 giugno, eccoci all’ingresso, dove un addetto di Amazon fornisce assistenza sul passaggio dall’account italiano a quello americano. Prontamente si genera un QR code che permette di accedere al negozio, ma i più pigri o gli habituè possono anche registrare il palmo della mano. All’interno del negozio, esteso su circa 100 metri quadri, i clienti sono pochi, non più di cinque o sei: del resto, il negozio è fortemente battuto in pausa pranzo, data la gran quantità di uffici presenti in zona. E infatti qualche scaffale sguarnito c’è, specialmente per le referenze ready to eat e per gli snack.

L’assortimento comprende un po’ tutte le categorie ed è costituito esclusivamente da prodotti confezionati. Alcuni scaffali sono refrigerati per i freschi ma rigorosamente aperti, con una dispersione energetica mica male. Presente anche una vetrinetta calda con bagel e sandwich e una postazione bar con macchinetta, tutto sempre self service. Nel comparto non food, si segnalano referenze private label come le pile a marchio Amazon Basics e alcuni farmaci.

Sul soffitto, lavorano silenziose centinaia di telecamere. Insieme ai sensori sugli scaffali, sono loro a consentire la facilità di acquisto targata Amazon Go, frutto di un complesso algoritmo che riconosce i clienti all’ingresso e segue i loro movimenti passo dopo passo. Così che diventa impossibile ingannare il sistema: si può prendere un qualunque prodotto dagli scaffali e metterlo in tasca, nello zaino o nei sacchetti forniti da Amazon. Rimetterlo al suo posto oppure altrove. All’uscita, l’importo verrà prontamente addebitato alla carta associata all’account Amazon. Niente coda e niente casse. Tutto semplice e immediato, con la tecnologia assoluta protagonista, anche se c’è un campanello da suonare in caso di necessità.

E i prezzi? Per essere a Manhattan, siamo abbastanza sopra la media: una bottiglia d’acqua da 0,75 litri costa 2,43 dollari, circa 2,30 euro. Ma è chiaro che il punto di forza di Amazon Go è il servizio. Non la convenienza. Quanto alla qualità, sembra andar bene giusto per i lavoratori dei grattacieli di Manhattan. Non ce ne vogliano i newyorkesi, ma se Amazon Go volesse aprire a Milano, dovrebbe avere un’offerta ad hoc per l’esigente clientela locale. Non parliamo poi di Roma o Napoli. Anche se in Italia il problema sarebbe un altro…

 

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