Confagricoltura: “Come abbiamo sconfitto il Nutriscore”

2022-08-05T12:50:39+02:005 Agosto 2022 - 12:50|Categorie: Aperture del venerdì, in evidenza|Tag: , , , , |

L’Agcm accoglie il ricorso dell’associazione. Carrefour dovrà togliere, in Italia, l’etichetta ‘a semaforo’ dai propri prodotti a marchio. Ne parliamo con il presidente Massimiliano Giansanti.

Via il Nutriscore dai prodotti a marchio Carrefour. L’Agcm si è espressa, lo scorso 12 luglio, in merito all’apposizione, sulla parte frontale delle confezioni di alcune referenze a marchio Carrefour, del sistema di etichettatura Nutriscore. E ha dato ragione a Confagricoltura, che aveva promosso il ricorso. L’insegna francese (insieme a Gs e Interdis, facenti parte del gruppo Carrefour) dovrà rispettare alcuni impegni. Innanzitutto, non potrà utilizzare, sul mercato italiano, l’etichetta Nutriscore su prodotti Dop, Igp, Stg, Pat e su specialità della tradizione gastronomica italiana (salumi, formaggi, olio d’oliva), a prescindere dal loro luogo di produzione. Nonché su referenze a marchio Terre d’Italia e sui prodotti commissionati da GS e Carrefour ai propri fornitori e commercializzati con indicazione in etichetta di GS Spa come operatore responsabile delle informazioni sui prodotti stessi. L’insegna non dovrà, inoltre,  adottare iniziative volte a informare i consumatori sulla presenza del bollino su alcuni alimenti a marchio Carrefour. Si tratta di una prima importante vittoria per l’Italia, da sempre contraria al sistema Nutriscore. A fine anno, infatti, la Commissione europea presenterà una proposta di legge in merito al sistema di etichettatura da adottare a livello comunitario. Ne parliamo con Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura.

Per cominciare, cosa pensa del Nutriscore?

Il giudizio di Confagricoltura è negativo. Abbiamo ritenuto corretto verificare che il Nutriscore non generasse interpretazioni distorsive. L’Agcm ci ha dato ragione: questo sistema di etichettatura può confondere il consumatore e non si basa su evidenze scientifiche. È dunque uno strumento ingannevole. Questa sentenza deve farci riflettere sull’adozione del Nutriscore in Italia e in Europa. Il sistema a batteria Nutrinform è invece uno strumento in grado di fornire dati coerenti con lo stile di vita e la dieta di tutti, nel rispetto delle tradizioni gastronomiche di ogni Stato Membro. È un modello più chiaro ed efficace.

Non esistono dunque altri sistemi di classificazione migliori di quello a batteria? 

In questo momento il dibattito coinvolge Nutriscore e Nutrinform. Per noi non è una battaglia di bandiera. Bensì di civiltà. Oltre che di tutela del mercato comune. Perché è evidente che il Nutriscore, se applicato, comporterà evidenti asimmetrie nella gestione del mercato interno: non si possono paragonare i prodotti in funzione di quantità standard. Anzi, occorre comparare i prodotti in base alla porzione che se ne consuma quotidianamente. È difficile equiparare l’olio d’oliva a una bevanda gassata – dell’uno se ne utilizza un filo per condire, dell’altra se ne beve almeno un bicchiere – eppure la seconda è classificata con un punteggio più vantaggioso.

Per non parlare delle diverse necessità alimentari tra adulti e bambini, uomini e donne…

Esattamente. Non siamo tutti uguali. È sorprendente il continuo mutamento che il Nutriscore ha nel calcolo dell’algoritmo, che a seconda delle necessità viene adattato e modificato. Questo, ancora di più, dimostra che non c’è una base scientifica. E, dato che stiamo parlando di informazioni che hanno un impatto sulla salute dei consumatori, è evidente, come ha rimarcato anche l’Agcm, che questo sistema non possa dare garanzie sanitarie.

Non trova che anche il sistema a batteria debba essere spiegato al consumatore?

Il problema è che tutto viene ridotto a simboli. Ma quel che conta è il mezzo con cui il prodotto viene valutato: mentre il Nutrinform è basato su studi riguardanti l’impatto di ogni alimento sulla salute, il Nutriscore si fonda sul calcolo di un algoritmo che considera solo alcuni fattori.

Per questo, avete deciso di segnalare all’Agcm la presenza del Nutriscore su alcuni prodotti in Italia…

Abbiamo iniziato a lavorare sul ricorso oltre un anno e mezzo fa. Riteniamo che la sentenza ottenuta possa rafforzare ancora di più la posizione del nostro Paese e delle istituzioni. Conferma inoltre la validità del sistema Nutrinform.

Siete soddisfatti?

Siamo molto soddisfatti. Abbiamo inoltre ricevuto il plauso e il sostegno da parte di tutte le istituzioni, del Governo e del Parlamento. Credo quindi che Confagricoltura abbia fatto qualcosa di molto utile per il Paese e per il suo sistema agroindustriale. Siamo soddisfatti anche degli impegni presi dalle insegne, che hanno compreso che il nostro ricorso non intendeva essere un attacco nei loro confronti: la nostra è una battaglia per l’adozione di uno stile di vita sano.

Il ricorso ha riguardato principalmente Carrefour: è forse perché il Nutriscore in Francia è ampiamente utilizzato?

Le aziende naturalmente operano in un contesto e si adeguano a questo. Piuttosto, trovo assolutamente fuori luogo il fatto che una grande insegna belga abbia scelto di acquistare esclusivamente prodotti con bollino ‘verde’: credo che sia una violazione della libera concorrenza.

L’Ue dovrebbe pronunciarsi sui sistemi di etichettatura entro fine anno. Avete già promosso delle iniziative per sostenere il sistema Nutrinform?

Innanzitutto a noi non piace condurre battaglie ‘contro’, bensì battaglie ‘per’. Abbiamo informato le istituzioni italiane ed europee di questa sentenza. Ho avuto anche modo di parlarne con il presidente Draghi nel corso di un incontro avvenuto la scorsa settimana: gli ho chiesto di sottolineare alla presidente Ursula von der Leyen la posizione italiana fermamente contraria al Nutriscore. Ora stiamo lavorando a Bruxelles, con i nostri rappresentanti in Parlamento e con le ambasciate, affinché si possa avviare un dibattito sereno in Europa nella speranza di far comprendere la necessità di un sistema basato su evidenze scientifiche. Come Confagricoltura, comunque, ci uniremo alla decisione che sarà presa a livello istituzionale italiano, perché qui non c’è un’associazione contro tutti: c’è l’Italia che deve tutelare il suo sistema agroindustriale e la sua storia enogastronomica.

Se l’Ue dovesse approvare il Nutriscore, farete ricorso?

Questa è una decisione politica che spetterà al presidente del Consiglio. Intanto mi auguro che, già in fase di discussione, sia chiaro il ‘no’ dell’Italia. Perché vorrei capire come la Commissione Ue intenderà procedere di fronte alla posizione di un Paese così importante nel sistema agroalimentare europeo come il nostro. Nel prossimo autunno, comunque, lavoreremo con il presidente del Consiglio e valuteremo la strategia migliore per far valere i nostri diritti, qualora Bruxelles dovesse optare per il Nutriscore.

 

 

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