Milano – Difficile 2024 per l’industria italiana del bene strumentale, ma nel 2025 si torna in campo positivo. Questo, in sunto, il quadro emerso dai dati elaborati dal Gruppo Statistiche Federmacchine, presentati in occasione dell’annuale assemblea della federazione.
Lo scorso anno, la meccanica strumentale made in Italy ha messo a segno un fatturato di 52,5 miliardi di euro, pari al 7,4% in meno rispetto al 2023. Un calo determinato principalmente dalla riduzione delle consegne dei costruttori italiani sul mercato domestico, penalizzate dal blocco dei consumi. Ma anche l’export ha accusato il colpo, con un calo del 4,2%, fermandosi a 36 miliardi.
Le consegne dei costruttori italiani sul mercato domestico hanno invece registrato un arretramento molto più pesante (16,4 miliardi, -13,7% sul 2023). Il consumo domestico ha subito un ridimensionamento ancora più importante, superando di poco i 26 miliardi di euro (-14,3%). Anche le importazioni sono state fortemente penalizzate dal blocco della domanda interna, registrando un -15,2% pari a 9,8 miliardi di euro.
Archiviato il 2024, si attende una lieve ripresa per il 2025. Il fatturato crescerà dell’1,6%, a 53,3 miliardi di euro, stando alle stime Federmacchine. L’export, complice l’incertezza generalizzata del contesto internazionale, resterà stazionario a 36,3 miliardi (+0,6%).
“Per noi costruttori di machinery gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato di esportazione. Un bel risultato che rischia di essere purtroppo ridimensionato dalla decisione di imporre dazi troppo elevati”, ha sottolineato Bruno Bettelli, confermato alla presidenza di Federmacchine anche per il biennio 2025-2026. “Ciò che ci preoccupa maggiormente però è il clima di incertezza alimentato dai continui annunci di Trump. Questa instabilità rischia di creare un vero e proprio blocco della domanda”.
Sul fronte interno, ha concluso Bettelli, “il 2025 coincide con la chiusura dell’operatività dei provvedimenti 4.0 e 5.0 che hanno sostenuto la domanda interna di nuove tecnologie. Chiediamo quindi alle autorità di governo di ragionare da subito alla definizione di un piano di politica industriale che accompagni l’industria manifatturiera italiana dal 2026 in avanti”.