Filiera Italia: tu chiamale se vuoi… contraddizioni

2021-12-03T12:49:09+01:003 Dicembre 2021 - 12:49|Categorie: Aperture del venerdì, in evidenza, Mercato|

Luigi Scordamaglia attacca Carrefour per il Nutriscore ed Esselunga sull’operazione carovita. Ma si dimentica chi sono e cosa fanno i soci della fondazione, di cui lui stesso è consigliere delegato.

Il dibattito sull’etichetta nutrizionale obbligatoria è sempre più acceso: entro il 2022 l’Ue dovrà prendere posizione. Il candidato più noto è il Nutriscore, l’etichetta ‘a semaforo’ sviluppata in Francia, che prevede una classificazione dalla A verde alla E rossa in base alla quantità di calorie, sale, grassi saturi, zuccheri e altri elementi in 100 grammi/millilitri.

Un sistema ‘punitivo’ per una serie di prodotti italiani, come olio extravergine e numerose Indicazioni geografiche, che però promuove patatine fritte e bibite gassate. Il motivo è presto detto: le lattine sono da 330 ml, mentre di olio ne basta un cucchiaio. Del resto, chi mai si scolerebbe mezzo bicchiere di extravergine, per quanto di qualità sopraffina? Ma il sistema ‘a semaforo’ non bada alla porzione, come sarebbe più giusto, e alla fin fine non sembra di grande aiuto per orientarsi tra gli scaffali.

Eppure ai francesi va bene così. Tanto che una macchina da guerra come Carrefour, nell’ottobre 2019, annuncia l’introduzione del Nutriscore su 7mila referenze a marchio in tutti i pdv d’Oltralpe. Ma non tutto, evidentemente, fila liscio. Non si spiegherebbe altrimenti l’affondo del ministro dell’Agricoltura, Julien Denormandie, che il 22 ottobre dichiara: “E’ necessaria una revisione della metodologia su cui si basa il sistema, perché determina classificazioni che non sono necessariamente conformi alle abitudini alimentari”. Con un po’ di ritardo, ma se ne sono accorti anche loro.

L’Italia, invece, ha sempre avuto forti perplessità. Dal ministro Patuanelli al mondo associazionistico e industriale, l’etichetta ‘a semaforo’ non ha mai goduto di buona fama. Eppure è riuscita a farsi strada in alcune insegne, tra cui Carrefour Italia. E con i primi passi, arrivano anche le prime magagne. Dopo due segnalazioni di aprile e giugno, l’Antitrust ha infatti avviato cinque istruttorie su GS, Carrefour Italia e altre aziende. Come si legge in un comunicato dell’Autorità, datato 22 novembre: “Il consumatore potrebbe essere indotto ad attribuire proprietà salutistiche ai prodotti con un giudizio positivo secondo l’etichetta Nutriscore”.

Un missile lanciato, tra gli altri, a Carrefour Italia. Non si è fatta attendere la reazione di Filiera Italia, tramite il consigliere delegato Luigi Scordamaglia: “Un sistema che anche noi fin dall’inizio abbiamo denunciato come ingannevole nei confronti del consumatore, che ha come unico obiettivo quello di fare il gioco di poche multinazionali che spingono per sostituire il cibo naturale con prodotti di sintesi creati in laboratorio”.

A margine vale la pena sottolineare che le catene in Filiera Italia sono solo due: Conad e appunto Carrefour. La prima assolutamente contro il Nutriscore, l’altra assolutamente a favore. Non solo, tutte le aziende iscritte all’associazione e Coldiretti sono fortemente critiche nei confronti del sistema.

E dopo il Nutriscore, arriva anche il ‘battesimo’ per l’operazione ‘Il carovita sale? Noi abbassiamo i prezzi’ di Esselunga. “Grave e irresponsabile”, commenta Scordamaglia, “ergersi a paladini antinflazione dichiarando, attraverso campagne mediatiche, che si abbasseranno ulteriormente i prezzi di vendita, in un momento difficile per tutti, in cui le filiere agroalimentari italiane vanno incontro a un aumento di tutti i principali costi di produzione. […] Fortunatamente entreranno presto in vigore le nuove regole sulle pratiche commerciali sleali che prevedono sanzioni estremamente elevate da parte dell’autorità competente (Icqrf) verso chi, come queste catene incentiva il sottocosto, approfitta della posizione dominante e penalizza con le filiere agroalimentari italiane anche il nostro consumatore”.

Non tutti però sono d’accordo con la posizione espressa da Scordamaglia, anche all’interno di Filiera Italia. Tanto è vero che tra le aziende coinvolte da Esselunga ci sono vari soci della fondazione: Campari, Ferrero, Biraghi e Rummo. E quindi, come la mettiamo? Ritorna alla mente la canzone di Lucio Battisti: “Tu chiamale se vuoi… contraddizioni”.

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