Macomer (Nu) – Il Consorzio di tutela del Pecorino Romano ha adottato nuovi strumenti di misurazione dell’impronta ambientale e una sempre più attenta gestione della filiera produttiva. Ha infatti l’obiettivo di perseguire una transizione ecologica concreta e duratura a beneficio delle comunità agricole e delle future generazioni.
Il Consorzio, in particolare, ha sviluppato studi scientifici basati sulla metodologia Life cycle assessment (Lca) per misurare e comunicare l’impatto ambientale, integrando aspetti fondamentali quali la sostenibilità sociale, la qualità del paesaggio e la tracciabilità totale della filiera produttiva. Dall’analisi emerge come la fase di produzione del latte crudo rappresenti il maggior fattore di impatto ambientale, con particolare attenzione a temi quali cambiamenti climatici, consumo idrico e uso del suolo. Dal canto loro, gli allevamenti ovini, privilegiando un modello semi-estensivo, contribuiscono al sequestro del carbonio, proteggono la biodiversità, contrastano l’erosione dei suoli, preservano il paesaggio rurale e giocano un ruolo chiave nella mitigazione del rischio incendi.
La razza ovina Sarda, inoltre, con le sue origini storiche e la capacità di adattarsi a territori collinari e montuosi, svolge un ruolo insostituibile sia nella produzione di latte di alta qualità che nella cura del paesaggio sardo.