I dati di Federconsumatori e Altroconsumo evidenziano un aumento generalizzato dei prezzi rispetto al 2025: +10% per l’agnello, +7% per la colomba, +6% per l’uovo di cioccolato da 220 grammi. E la crisi del Golfo fa crescere i costi dei prodotti ittici.
Di Andrea Dusio
L’arrivo della primavera porta con sé il consueto sapore di festa, ma per le tasche degli italiani il menu di Pasqua 2026 rischia di essere indigesto. Secondo il monitoraggio dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, l’aumento medio dei prodotti tipici tocca +5,2%, con punte che arrivano alla doppia cifra proprio sugli ingredienti più rappresentativi della tradizione.
Il settore della carne è quello che subisce la scossa più forte. Chi non rinuncia all’agnello dovrà fare i conti con un prezzo di 26,90 euro al chilogrammo, segnando un netto +10% rispetto allo scorso anno. Stessa sorte per il coniglio, che sale a 14,80 euro al chilogrammo (+10%), mentre l’abbacchio si attesta sui 28,90 euro al chilogrammo, con un rincaro più contenuto ma comunque significativo del 5%. Anche le alternative ‘bianche’ non restano immuni: il petto di pollo balza a 15,90 euro al chilogrammo (+8%) e la fesa di tacchino raggiunge i 16,60 euro al chilogrammo (+4%). Per l’antipasto, il classico salame del centro Italia Corallina arriva a 30,50 euro al chilogrammo (+5%).
Il capitolo dolciario e dei prodotti da forno conferma il trend al rialzo. La colomba classica, immancabile a fine pasto, costa quest’anno 14,90 euro (+7%), mentre la versione farcita sale a 24,90 euro (+4%). Tra le specialità regionali, il casatiello registra un aumento del 5% (25,20 euro al chilogrammo), mentre la pizza pasquale si assesta sui 23,50 euro al chilogrammo (+2%). Nonostante le fluttuazioni globali del cacao, le uova di cioccolato restano care: l’uovo medio di marca da 220 grammi costa 16,99 euro (+6%), mentre quello piccolo da 150 grammi subisce un rincaro dell’8% (13,99 euro). Le uova di gallina fresche (confezione da 10) registrano in aumento dell’8% (4,30 euro).
L’ultima rilevazione di Altroconsumo, condotta in 20 punti vendita tra Milano e Roma e su dieci piattaforme di shop online, rileva per le colombe una sostanziale stabilità, con un aumento medio dell’1%. Le uova di cioccolato continuano la loro corsa al rialzo, crescendo in media del 3,7% nonostante la stabilizzazione del costo delle materie prime.
Il dato più rilevante riguarda la variabilità dei prezzi. Per le uova, i rincari non sono uniformi: se marchi come Novi e Balocco restano stabili, altri brand registrano crescite significative. Dolfin segna un +19,37%, Witors il 16,96%, Walcor oltre il 12%. Il prezzo medio al dettaglio ha ormai sfondato la quota di 57 euro al chilogrammo, ma la forbice è vertiginosa: si passa dagli otto euro per i prodotti più economici agli oltre 130 euro al chilogrammo per le versioni gourmet o griffate. Anche il formato inganna: il Kinder GranSorpresa costa circa 93 euro al chilogrammo nel formato piccolo da 150 grammi, scendendo a 68 euro per quello grande da 320 grammi.
L’ultimo tassello per completare il quadro riguarda il comparto ittico, che non sfugge alla scure dei rincari. Secondo le analisi più recenti di Assoutenti e le proiezioni di Fedagripesca, il pesce fresco è tra i prodotti più esposti alle fluttuazioni di prezzo, con aumenti medi che si attestano intorno al 3,6%, ma con picchi che sfiorano il 10% per le specie più pregiate come orate, branzini e crostacei. A spingere verso l’alto i listini non è solo il fisiologico aumento della domanda tipico delle festività, ma anche una complessa situazione strutturale legata ai costi di produzione. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente hanno infatti causato una nuova fiammata del prezzo del gasolio agricolo e per la pesca, con costi di gestione nei porti che sono aumentati in alcuni casi fino al 42%.
Anche il comparto dei surgelati risente della crisi energetica, con i costi di mantenimento della catena del freddo che spingono i prezzi verso l’alto di circa il 4/5%.