Quale 2024?

2024-01-05T13:02:36+01:008 Gennaio 2024 - 10:00|Categorie: Editoriali del direttore|Tag: , |

Durante i mesi di novembre e dicembre sono andato in giro per l’Italia a visitare aziende e a incontrare imprenditori. Penso di essere l’unico direttore di giornali, in Italia, a fare questo… Ma tant’è… Volevo comprendere com’era andato il 2023: gli obiettivi raggiunti, i goal, le iniziative in preparazione ma anche i timori per il futuro.

Il giudizio complessivo che ne viene fuori è in chiaroscuro. Le aziende hanno retto ai vari tsunami che si sono succeduti nel corso dell’anno: inflazione, aumento dei prezzi delle materie prime, crescita dei costi energetici, mancato o solo parziale adeguamento dei listini in Gd. Hanno comunque “tenuto botta” aumentando i fatturati, a causa dell’inflazione, ma riducendo le marginalità. Nel settore agroalimentare l’occupazione ha retto. Salvo rare eccezioni (leggi Fiorucci, ad esempio) non ci sono state casse integrazioni e neppure licenziamenti in massa.

Malgrado le incertezze gli imprenditori che ho incontrato non hanno tirato i remi in barca. Al contrario, ho potuto constatare un certo fermento. Con nuovi prodotti in lancio e altrettante nuove iniziative di marketing e comunicazione. Pensano positivo, come cantava Jovanotti, malgrado tutto e tutti.

Anch’io penso positivo. E vi spiego il perché.

Partiamo dal Governo. Non entro nel merito del binomio destra-sinistra. Dico solo che c’è un esecutivo forte. Che gode di maggioranze stabili sia alla Camera sia al Senato. E che dovrebbe, il condizionale in Italia è sempre d’obbligo, governare per tutta la legislatura. E’ un fattore di certezza e continuità per il Paese. Anche perché questo Governo gode dell’insussistenza dell’opposizione. Gioca facile…

Oddio, Frigerio governativo? No, realista. Chi ci legge sa che siamo pragmatici. Applaudiamo quando c’è da applaudire. Critichiamo quando c’è da criticare (vedi certe posizioni del ministro Lollobrigida).

Ma parliamo di numeri, prendendo in prestito alcuni dati forniti da Marco Fortis, direttore della Fondazione Edison e docente di Economia Industriale all’università Cattolica di Milano, nel corso di una intervista a Il Sussidiario.

Se leggiamo le previsioni dell’Ocse, raffrontandole con il 2019 pre-pandemico, per quanto riguarda i quattro principali Paesi europei abbiamo una situazione per cui l’Italia alla fine del 2025 sarà cresciuta del 4,9%, facendo meglio di Regno Unito (+4,1%), Francia (+3,5%) e Germania (+2,5%). Nell’ambito del G7 andiamo anche meglio del Giappone (+2,7%).

Parliamo poi degli investimenti privati. Non dobbiamo dimenticare che negli anni passati sono stati particolarmente elevati per effetto di Industria 4.0, quindi che siano più bassi è anche fisiologico. Le previsioni dell’Ocse, in ogni caso, non possono aver tenuto conto del fatto che, con la revisione del Pnrr appena approvata dall’Ue, sono state ricavate risorse per il piano Transizione 5.0, che serviranno a sostenere le imprese con incentivi agli investimenti in innovazione.

Anche i dati sui consumi sono interessanti: in Italia, nei primi nove mesi dell’anno, sono cresciuti dell’1,6% rispetto allo stesso periodo del 2022. Un risultato dovuto in particolare ai consumi di beni durevoli e di servizi. Tra gli altri Paesi europei, c’è stata una variazione positiva in Francia (+0,6%) e nel Regno Unito (+0,5%). In Austria (-0,1%), come in Germania (-1,1%), Repubblica Ceca (-3,2%), Ungheria (-3,3%) e nei Paesi Baltici, c’è stata invece una diminuzione. Questo conferma che la politica di sostegno ai ceti più deboli, da Draghi in poi, ha funzionato. E i dati mostrano anche quanto la politica della Bce sia stata assurda, perché combattere un’inflazione da costi con rialzi dei tassi non ha fatto altro che mettere in ginocchio il Nord e l’Est Europa che avevano già subito la batosta dello stop alle forniture di gas russo a prezzi competitivi.

C’è poi l’inflazione che cala. Cala perché sono scesi i prezzi energetici. Quando il tendenziale si riapprossimerà al 2%, ciò sarà dovuto alla fine del ciclo di smaltimento delle scorte di quei prodotti che sono stati realizzati quando i costi dell’energia e di altre materie prime erano ai massimi. Certamente la stretta sui tassi ha reso più cari i mutui e indebolito gli investimenti delle imprese che erano già in calo nel nostro Paese, ma nel terzo trimestre i consumi hanno tenuto (+0,7%) e anche le esportazioni sono cresciute (+0,6%) rispetto al trimestre precedente.

Ed è questo il dato più interessante. Nei primi nove mesi del 2022, rispetto allo stesso periodo del 2022, l’export italiano è cresciuto del 2,9%. Guardando i Paesi del G20, solamente la Germania (+1,2%) registra un aumento, mentre gli altri sono in negativo, tra cui: Australia (-10%), Canada (-7%), Cina (-4,5%), India (-6,5%), Giappone (-5%), Corea del Sud (-11,5%), Russia (-29%), Turchia (-0,5%), Sudafrica (-12%), Regno Unito (-2,5%) e Usa (-2,5%). Quindi quella parte della nostra economia che compete sui mercati mondiali è diventata una fuoriclasse assoluta.

Per concludere: gli elementi strutturali che ho elencato trasmettono una certa fiducia per il futuro.

Il 2024 si apre dunque con buoni auspici. Incrociamo le dita.

 

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