Sentenza storica della Cassazione. Bocciato il concordato Pasta Zara (1). La storia

2022-06-27T09:36:31+02:0027 Giugno 2022 - 09:36|Categorie: Grocery, in evidenza, Pasta e riso|Tag: , , |

Un concordato bocciato a due anni dalla sua approvazione: questa la storica sentenza emessa dalla Corte di Cassazione e pubblicata il 25 maggio. Nessun media ne ha parlato. Troppi gli interessi in ballo: aziende, banche, finanziarie di Stato. Lo facciamo noi cominciando con la storia del procedimento.

di Angelo Frigerio

Il pronunciamento degli Ermellini s’inquadra in una vicenda che riguarda Pasta Zara. L’azienda, fondata nel 1898 e oggi controllata dalla famiglia Bragagnolo, nasce come piccolo laboratorio nella provincia di Treviso. Negli anni conosce una crescita straordinaria fino a diventare il primo esportatore di pasta al mondo in oltre 108 nazioni e il secondo maggiore produttore in Italia, circa 400mila tonnellate di pasta. Nel corso degli ultimi anni però la situazione finanziaria dell’azienda si aggrava. Il bilancio 2017 si chiude con una perdita di 25,7 milioni, dovuta in parte alla svalutazione di partecipazioni in Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza per 9 milioni di euro, a fronte di un patrimonio netto crollato a 77,3 milioni e di un debito finanziario netto di poco meno di 200 milioni.

Si arriva così, nel maggio 2018, a un concordato in bianco sino all’ammissione di Pasta Zara a un concordato in continuità nel gennaio 2019. Una situazione pesante quella dell’azienda, gravata da un debito finanziario lordo di 295,3 milioni di euro, di cui 178 milioni nei confronti di varie banche e in particolare 73 milioni riferibili ad affidamenti ottenuti da Banca Popolare di Vicenza e da Veneto Banca e successivamente finiti nel portafoglio di Amco, la finanziaria di Stato. Con, in più, altri 50 milioni di euro verso Bank of China tramite il braccio lussemburghese della famiglia Braganolo, la Ffauf sa. E’ del settembre 2019 invece l’approvazione, da parte dei creditori, del piano concordatario proposto dalla famiglia. In questo caso i debiti sarebbero stati soddisfatti al 33% entro 12 mesi dall’omologa e i crediti di SGA (Amco) e di Bank of China a loro volta soddisfatti al 33%, ma entro cinque anni. I crediti degli istituti di leasing, sempre secondo la proposta, sarebbero stati rimborsati al 100% entro 24 mesi dall’omologa. Il 28 gennaio 2020, l’omologa del progetto di accordo con i creditori viene “firmata” dal giudice fallimentare di Treviso, Antonello Fabbro.

Tutto bene, tutto a posto? Nemmeno per idea. Banca Finanziaria Internazionale, Banco delle Tre Venezie, Finanziaria Internazionale Investments Sgr non ci stanno e fanno ricorso. Che la Corte d’Appello di Venezia accetta, rigettando la domanda di omologa. La famiglia rimane spiazzata. Non se l’aspettava. Caustico il commento di Furio Bragagnolo a commento del ricorso in Cassazione: “La bocciatura del concordato è nulla più che un inghippo, che non fermerà in alcun modo il percorso del concordato e i progetti del piano industriale. Certo, se anche in appello i giudici ci avessero dato ragione, adesso molte cose sarebbero più semplici, ma l’Italia è sempre il Paese dei tre gradi di giudizio prima della chiusura definitiva di una vertenza”. Altro che inghippo: la Cassazione, con la sentenza del maggio scorso, dà ragione ai controricorrenti e rigetta il ricorso. A questo punto tutto può succedere: anche il fallimento di Pasta Zara.

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