Ss(t)ica!

2021-01-29T14:27:03+02:0029 Gennaio 2021 - 14:27|Categorie: Aperture del venerdì, in evidenza, Mercato|Tag: , |

La prefettura di Parma rileva conflitti interni e criticità nella gestione della Stazione sperimentale per l’industria delle conserve. Che, da novembre, è commissariata, senza un Cda e un comitato di indirizzo. Con in più un’indagine su presunte infiltrazioni della criminalità organizzata.

Nel 2019 era tutto pronto per il rilancio di Ssica, la stazione sperimentale per l’industria delle conserve alimentari con sede a Parma, nata nel 1922. Rilancio chiesto a gran voce dalle aziende, obbligate per legge a pagare un congruo contributo annuale, giudicato spesso un obolo con scarsi benefici.

Questo fino al 2019, quando Tiziano Baggio, manager veneto di lungo corso, viene nominato direttore generale e spinge subito per un cambio di passo dell’ente. Che può contare su un bilancio di tutto rispetto – sfiora gli 11 milioni di euro – in gran parte dovuto proprio ai contributi delle 3.400 aziende del settore delle conserve animali, vegetali e ittiche.

Nell’intervista pubblicata sulle nostre riviste nell’aprile 2019, Baggio commentava: “Prima i progetti erano circa 40 all’anno, con attività disgregate tra i diversi ambiti merceologici e tematici. Oggi i nuovi progetti sono invece 19, e discendono da un’attività di accorpamento trasversale e multidisciplinare dei temi da sviluppare”. Progetti che nascono: “Dal lavoro e dal rapporto con le aziende, anche attraverso le associazioni di categoria. Avevo e ho bisogno di respirare l’aria delle aziende, di incontrare le associazioni”, sempre secondo il direttore.

Eppure oggi Ssica è commissariata: da tre mesi è nelle mani di Fiamma Spena, con Cda e comitato d’indirizzo fuori dai giochi. Le radici della decisione si trovano sempre nel 2019. In quell’anno la situazione inizia a precipitare: la giunta della Camera di commercio di Parma rinnova il Cda in luglio e si inaspriscono di giorno in giorno i rapporti tra il direttore Baggio e Andrea Zanlari, presidente nominato dalla Camera di commercio.

Tanto che il prefetto Antonio Garufi, al termine di una fase ispettiva, lo scorso novembre decide per il commissariamento. Motivato, tra le altre cose, da: “Criticità sul piano della corretta gestione della Fondazione, profondo conflitto tra i componenti del consiglio di amministrazione designati dalle associazioni di settore rappresentative delle aziende contributrici e il presidente, nonché tra quest’ultimo e il direttore generale”.

Tutto ciò, è bene ricordarlo, nulla ha a che vedere con la ricerca scientifica. Anzi, secondi alcuni, con la gestione Baggio, l’attività è migliorata su vari fronti ed è decisamente più dinamica. Fra le novità introdotte: la newsletter online, le ricerche sull’ingredientistica, i corsi specifici rivolti al personale. Secondo altri, invece, il presidente si è visto tagliato fuori dalle dinamiche di gestione e ciò ha reso tutto più difficile.

In particolare, vengono contestati dalla prefettura due regolamenti, relativi uno a organizzazione e funzionamento e l’altro ad amministrazione e contabilità. Regolamenti che hanno sempre visto il voto negativo del presidente, provocando uno stallo nella gestione. A quel punto l’unica strada possibile era il commissariamento, con lo scioglimento degli organi della fondazione.

C’è poi il problema dello statuto del 2016 con tutte le sue contraddizioni. Gli organi direttivi devono avere la maggioranza espressa dalle aziende contribuenti, tramite le associazioni di categoria. Questo è avvenuto nel Cda, ma non nel comitato di indirizzo. Dove, su nove membri, sei sono stati nominati dalla Camera di commercio.

Come se la situazione non fosse già abbastanza ingarbugliata, in luglio è arrivata un’altra tegola: un’inchiesta coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Bologna che ha indagato sulla presunta infiltrazione della criminalità organizzata all’interno di Ssica. Gli inquirenti scrivono di “pratiche corruttive”. Finisce ai domiciliari la responsabile acquisti della Stazione, mentre il suo compagno viene arrestato.

Pare indispensabile, a questo punto, uscire dalla gestione asfittica e localistica. E mettere da parte le baruffe tra i vertici per consentire all’ente di esprimere tutto il suo ricco potenziale. Sprecarlo sarebbe un delitto.

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