Roma – Nel 2025 il patrimonio zootecnico italiano conta circa 2,3 milioni di capi tra bovini e bufalini da latte, 2,1 milioni di bovini da carne e circa 7,8 milioni di suini e 6 milioni di ovicaprini. A questi si aggiungono 650 milioni di capi avicoli all’anno. Il numero di allevamenti zootecnici ha registrato una contrazione per la quasi totalità delle specie, fatta eccezione per il comparto avicolo, che ha evidenziato una crescita del 31% negli ultimi 10 anni.
Sono i numeri emersi ieri a Roma, durante la relazione di Alberto Statti, componente della giunta di Confagricoltura, nell’ambito del convegno sulla zootecnia e le nuove tecnologie per migliorare salute e benessere animale, ospitato a Palazzo Della Valle.
In calo il numero di aziende di bovini da latte (-16%), della linea vacca – vitello da carne (-12%), di suini (-31%) e soprattutto degli ovicaprini (-41%). Tali sensibili cali degli ultimi 10 anni però non hanno visto una tale riduzione del numero di capi che in alcuni casi invece sono aumentati come nei bovini da latte (+9%) e nelle vacche nutrici della linea vacca vitello (+6%) o diminuiti meno sensibilmente come i suini (-8%), che comunque rilevano il dato più sensibile nella diminuzione di produzione nazionale, e gli ovicaprini che hanno perso solo il -6% della mandria. La dinamica, quindi, evidenzia una ristrutturazione delle aziende che, se pur meno numerose, tendono ad essere di dimensioni più grandi e con maggior numero di capi per azienda. Tipologia di azienda che ottimizza i costi di produzione per essere più competitive sul mercato che sta presentando sempre più frequentemente una forte volatilità e instabilità legata alle dinamiche di mercato e di geopolitica internazionali.