Zucchero / Player europei sotto pressione. Pesano i costi energetici e l’import con dazi bassi

2026-04-27T10:39:39+02:0027 Aprile 2026 - 10:11|Categorie: Dolci&Salati|Tag: , , , , , |

Milano – Cristal Union, il gruppo cooperativo francese produttore di zucchero ed etanolo, archivia l’anno (chiuso al 31 gennaio) con un fatturato in calo del -14% a 2,28 miliardi di euro. Una svalutazione di 462 milioni di euro ha portato a una perdita netta di 442 milioni di euro, rispetto a un utile netto di 117 milioni di euro dell’anno precedente.

Due le cause principali: l’aumento dei costi energetici e le importazioni a basso dazio. Criticità che premono su tutto il settore saccarifero europeo: i prezzi dello zucchero sono ai minimi pluriennali, i costi energetici sono elevati e la crescente pressione dalle importazioni a basso dazio comprimono la redditività del comparto. Come sottolinea l’agenzia Reuters, anche gli altri grandi player del settore, come la tedesca Suedzucker e la francese Tereos hanno registrato analoghe svalutazioni, a conferma di una crisi strutturale alimentata dal calo delle quotazioni: lo zucchero Ue è sceso a 516 euro a tonnellata a gennaio, -8% su base annua e -40% in due anni.

In risposta, Cristal Union ha incrementato la produzione di alcol ed etanolo e orientato le vendite verso mercati mediterranei deficitari. Per il 2026/27 prevede un calo delle superfici bieticole fino a 1,4 milioni di ettari, minimo decennale. Il gruppo stima un recupero dei prezzi verso 600-650 euro/t grazie alla minore offerta, pur restando lontani dai picchi del 2023.

In queste settimane, come riporta Il Sole 24 Ore, c’è stata una piccola ripresa, per l’effetto del caro-petrolio, che in Brasile e in altri grandi paesi produttori ha dirottato la materia prima verso gli impieghi energetici. Il Price index della Fao ha registrato a marzo un aumento del 7,2% rispetto a febbraio, riportando le quotazioni sui livelli più alti dal novembre 2025. Un recupero che, tuttavia, non è bastato a colmare la distanza rispetto ai valori di un anno fa, con il divario che resta a doppia cifra (-21%).

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