Nuovo rapporto sulla sostenibilità ambientale della carne

Milano – Un nuovo modo di considerare l’impatto ambientale della produzione di carne. È quanto si propone nel rapporto “La sostenibilità delle carni in Italia” sviluppato da Life Cycle Engineering e presentato oggi nel corso di un incontro presso l’Expo Gate di Milano, promosso da Assica, Assocarni e UnaItalia, le principali associazioni di categoria delle filiere del bovino, suino e avicolo. La ricerca si discosta da un paragone in valore assoluto sulle emissioni di Co2 derivate dalla produzione di carne e di frutta e verdura, per proporre un calcolo basato sul consumo reale di questi alimenti, nel contesto di una corretta alimentazione. Le linee guida elaborate dal Cra-Nut, (l’ex Inran) consigliano, infatti, 14 porzioni proteiche settimanali (carne, pesce, uova, salumi, ma anche proteine vegetali come i legumi, con l’esclusione dei latticini) e 35 porzioni di frutta e ortaggi. Sulla base di queste indicazioni la carbon footprint settimanale risulta di 7,5 Kg di Co2 per carni e legumi e di 6,7 Kg per frutta e ortaggi: valori, quindi, non così distanti. Per rappresentare in modo immediato questi risultati, è stata elaborata un’infografica a forma di clessidra (nella foto), che sintetizza le emissioni di Co2 delle diverse tipologie di alimenti. L’incontro ha visto la partecipazione di Massimo Marino, socio fondatore di Life Cycle Engineering, Ettore Capri, direttore del Centro di ricerca per lo sviluppo sostenibile (Opera – Ucsc), Evelina Flachi, specialista in scienza dell’alimentazione, Stefano Zurrida, professore associato di chirurgia generale, Università degli Studi di Milano. A moderare il dibattito Alessandro Cecchi Paone. Lo studio completo è disponibile sul sito carnisostenibili.it.

L’immagine riporta la produzione di C02 per ciascuna categoria di alimenti, secondo il calcolo proposto dal rapporto “La sostenibilità delle carni in Italia”