Vinitaly pronta a sbarcare in Cina con una piattaforma fieristica dedicata

Roma – La domanda globale di vino dell’Asia Orientale vale 6,45 miliardi di euro di import ed è prossima all’aggancio del Nord America (Canada e Usa), a 6,95 miliardi di euro. Nella corsa al vino, il Far East e la Cina stanno facendo gara a sé con un balzo a valore negli ultimi dieci anni del 227% (12,6% il tasso annuo di crescita): 11 volte in più rispetto ai mercati Ue e quasi il quadruplo del Nord America. È questo il quadro tracciato ieri, a Roma, nel corso della presentazione della 53esima edizione di Vinitaly (Verona, 7-10 aprile) dallo studio “Asia: la lunga marcia del vino italiano”, a cura dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor. Una ricerca da cui emerge come, a fronte di una tenuta in terreno positivo del sistema vino made in Italy a livello mondiale (+3,3% nel 2018 sull’anno precedente), la presenza tricolore in Asia Orientale sia ancora marginale rispetto alle potenzialità: la quota di mercato italiana si ferma, infatti, al 6,5% delle importazioni nell’area (419 milioni di euro), dietro a Francia (a valore, suo il 50,2% della torta asiatica, per 3,24 miliardi di euro), Australia (15,9%, a 1 miliardo di euro) e Cile (8,9%). “La lunga marcia italiana verso l’Asia si è rivelata in questi anni ancora più faticosa per la mancanza di una vera regia di sistema Paese”, ha evidenziato il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese. “Dal punto di vista commerciale, la Cina e tutto il Far East offrono grandi opportunità per il made in Italy anche per la complementarietà delle produzioni. Per quanto ci riguarda, stiamo ponendo le basi per una presenza costante in Cina di Vinitaly e degli altri nostri settori di punta, attraverso una piattaforma fieristica proprietaria dedicata”.


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