Milano – Gli alimenti surgelati sono sempre più apprezzati dagli italiani, non solo per il consumo domestico ma anche fuori casa. Secondo IIAS – Istituto Italiano Alimenti Surgelati, nel 2024 oltre il 36% dei consumi complessivi di frozen food è avvenuto fuori dalle mura domestiche, tra ristorazione commerciale, collettiva e canali affini. Un dato che conferma come i surgelati siano scelti in modo consapevole dai consumatori e sempre più valorizzati dagli operatori del foodservice.
Il trend si inserisce in un contesto di mercato articolato: lo scorso anno la spesa degli italiani per la ristorazione ha raggiunto gli 85 miliardi di euro, un valore ancora inferiore agli 88 miliardi del 2019, con una flessione delle ‘visite’ pari al 6%. In questo scenario, i surgelati si confermano un alleato strategico per le cucine professionali, mostrando una sostanziale tenuta dei volumi di consumo fuori casa (+0,1% nell’ultimo anno).
A premiarli sono sia i consumatori, che ne riconoscono qualità, gusto e sicurezza, sia i ristoratori, che ne apprezzano la versatilità operativa, la continuità dell’offerta durante tutto l’anno e le intrinseche caratteristiche anti-spreco. Secondo lo studio dell’Osservatorio Waste Watcher per IIAS, negli ultimi cinque anni i consumi di frozen food sono cresciuti senza che a questo incremento corrispondesse un aumento dello spreco, rimasto stabile dal 2021 al 2025 e di poco superiore al 2%. Un dato che conferma il valore dei surgelati come strumento efficace nella riduzione degli scarti alimentari.
Nonostante ciò, nei menu dei ristoranti vige ancora l’obbligo di segnalare con un asterisco la presenza di prodotti surgelati, congelati o abbattuti. Una pratica di origine giurisprudenziale che oggi appare superata anche alla luce dei comportamenti dei consumatori: 7 italiani su 10 dichiarano infatti di non essere influenzati dall’asterisco nella scelta dei piatti.
Su questo tema, IIAS sollecita da tempo un confronto con i decisori pubblici per superare un obbligo ritenuto anacronistico e non più coerente con le esigenze della ristorazione moderna. “L’asterisco nei menu non ha nulla a che fare con la sicurezza igienico-sanitaria dell’alimento – sottolinea Giorgio Donegani, presidente di IIAS – e la sua eventuale omissione non comporterebbe alcun rischio per la salute del consumatore. Ha ancora senso oggi una pratica che non apporta un’informazione realmente rilevante?”.