Bruxelles (Belgio) – Sono 476 i contratti sottoscritti dal Gestore dei servizi energetici (Gse) con 3.279 società nell’ambito della misura Energy Release 2.0, per un volume complessivo di 22,5 terawattora di energia elettrica assegnata alle imprese energivore. La misura consente di beneficiare di un prezzo calmierato pari a 65 euro/MWh nel periodo 2025-2027, a fronte dell’impegno a realizzare nuova capacità di generazione da fonti rinnovabili. Scrive il Sole 24 Ore che i contratti sono stati firmati entro la scadenza del 31 gennaio, al netto di alcune posizioni ancora in fase di valutazione.
Lo schema prevede un meccanismo di anticipazione dell’energia della durata di 36 mesi: il Gse cede elettricità alle imprese energivore che, nei 20 anni successivi, devono restituire l’energia ricevuta attraverso impianti rinnovabili di nuova realizzazione, con una produzione almeno doppia rispetto all’energia anticipata. Nei prossimi giorni il Gse avvierà i pagamenti relativi alla tranche 2025, pari complessivamente a 1 miliardo di euro, alle società che hanno già presentato le garanzie richieste.
È ora prevista l’acquisizione delle deleghe e l’apertura, dal 16 febbraio al 9 marzo, della finestra per la presentazione degli addendum, seguita dalla procedura competitiva per selezionare eventuali soggetti terzi incaricati della realizzazione degli impianti. Gli impianti dovranno entrare in esercizio entro 40 mesi dalla firma dei contratti, con termine ultimo fissato al 31 dicembre 2030.
I recenti correttivi introdotti dalla Commissione europea in sede di autorizzazione hanno però inciso in modo significativo sulla natura originaria dello schema, concepito come strumento di politica industriale per incentivare investimenti diretti delle imprese in nuova capacità rinnovabile. L’introduzione della clausola di ‘clawback’, finalizzata a evitare sovra-remunerazioni, prevede la cessione degli impianti al Gse dopo i primi 20 anni di esercizio, rendendo di fatto non praticabile l’autoproduzione su tetti e pertinenze aziendali. La decisione è stata assunta applicando un quadro sugli aiuti di Stato già superato da una disciplina più favorevole, che avrebbe consentito livelli di sostegno fino al 100% dell’investimento. “Pur restando efficace nel breve periodo per calmierare i costi energetici, la misura risulta così ridimensionata nel suo impatto strutturale sugli investimenti industriali in rinnovabili”, si legge sul Sole 24 Ore.