Bruxelles (Belgio) – L’Italia ha presentato al Consiglio Agrifish (il tavolo dei ministri dell’Agricoltura dei Paesi UE) un documento strategico per promuovere l’uso del digestato (ciò che resta dopo la produzione di biogas/biometano) come alternativa ai concimi chimici. Lo scenario è critico: a marzo 2026 il prezzo dell’urea ha toccato i 765 euro/tonnellata (+55% in un anno), complici le tensioni nello Stretto di Hormuz — da cui transita il 33% dei fertilizzanti mondiali — e i rincari del gas (che incide fino all’80% sui costi di produzione).
La proposta italiana mira a scardinare i vincoli della Direttiva Nitrati, chiedendo l’equiparazione del digestato ai fertilizzanti di sintesi. Con una produzione potenziale Ue di 1,6 miliardi di tonnellate di composti organici, il digestato può ridurre le emissioni di gas serra e rigenerare i suoli. Per la filiera agroalimentare sembra essere oggi una sorta di via obbligata per tagliare i costi alla produzione e difendere la marginalità delle aziende agricole.