Milano – Secondo le stime dell’International Grains Council (Igc), la produzione mondiale di grano duro nel 2026 si attesterà a 38,3 milioni di tonnellate, in lieve calo (-0,1%) rispetto alle previsioni iniziali. Dietro una sostanziale stabilità globale, però, si modifica la distribuzione geografica dei raccolti.
In forte flessione i principali paesi produttori: Canada e Stati Uniti segnano entrambi un -15% circa, mentre l’Europa arretra del 5%. In Italia la produzione è stimata a 3,5 milioni di tonnellate, in calo del 2,2%, penalizzata anche dagli effetti di eventi climatici estremi come alluvioni e piogge persistenti, che hanno causato danni alle colture soprattutto nel Mezzogiorno. A compensare parzialmente il calo dei grandi produttori sono i progressi di Turchia (+21%), Messico e Nord Africa, con aumenti significativi in Algeria e Marocco grazie a condizioni meteorologiche più favorevoli.
Sul fronte della domanda, i consumi mondiali dovrebbero crescere fino a 37,4 milioni di tonnellate, il livello più alto degli ultimi dieci anni. Le scorte globali sono previste in aumento a 10 milioni di tonnellate, mentre gli scambi internazionali scenderanno a 8,4 milioni, ai minimi da cinque anni, pur con una crescita delle importazioni nell’Unione europea.