Parla Giovanni Pomarico di Megamark (Selex). I suoi progetti, le sue idee e i risultati. E perché lavora anche la domenica.
Di Angelo Frigerio e Luigi Rubinelli
La rete di vendita di Megamark è composta da: 186 supermercati Dok, un supermercato diffuso e caratterizzato per il suo posizionamento di qualità; 90 A&O, negozi di prossimità moderni, accessibili e veloci; 50 Famila, superstore per una spesa completa e strutturata; 112 Sole 365, negozi che applicano l’every day low price e operano in ambienti ordinati con una comunicazione trasparente; 31 Ottimo, negozi per la spesa sotto casa, veloce e incentrata sulla qualità; 9 La Speseria; 100 pdv somministrati di cui 2 Cash & Carry. Alcuni termini che leggete da questa introduzione ritorneranno nel corso dell’intervista e saranno ripresi per approfondirli. Ma partiamo dai risultati di bilancio per capire come il Gruppo Megamark e il suo imprenditore, Giovanni Pomarico, 82 anni, interista (poi vi spieghiamo perché aggiungiamo la sua fede calcistica) stanno vivendo i momenti eccezionali e i turbamenti di mercato prodotti da più guerre.
Cavalier Pomarico, come si è chiuso il bilancio del 2025?
Abbiamo centrato tutti gli obiettivi che ci eravamo posti. Abbiamo sacrificato un po’ di marginalità per difendere le quote di mercato raggiunte nei nostri territori e abbiamo privilegiato la fedeltà alle insegne con le quali operiamo e abbiamo rinnovato a tutta la clientela di privilegiare un acquisto di qualità. Il fatturato alle casse ha raggiunto 3,6 mld di euro.
Nel passato, per contrastare l’inflazione, Megamark ha adottato una politica di assorbimento dei rincari dei prezzi delle materie prime e dell’energia, confermando la convenienza per i consumatori. E oggi con la crisi internazionale in atto cosa farete?
In questo momento esatto non ci sono ancora grosse ripercussioni nei nostri mercati di riferimento. È chiaro a tutta la community del largo consumo che ci saranno rincari lungo tutta la filiera. Va da sé che dovremo lavorare sui costi, diretti e indiretti. Personalmente sono fiducioso che quando la guerra con l’Iran sarà risolta e lo stretto di Hormuz sarà riaperto i mercati internazionali e locali riprenderanno il corso che hanno sempre avuto. Certo: ci vorrà del tempo, ma lo ripeto: sono fiducioso anche se ci saranno cambiamenti strutturali e operativi significativi, che devono essere accettati, capiti e affrontati. Difenderemo le quote di mercato raggiunte anche a costo di sacrifici.
Il gruppo ha presentato un piano di espansione attivo per il 2025-2026, con nuove aperture e ristrutturazioni previste specialmente in Puglia e Campania, per un investimento di 180 milioni di euro. È andato tutto come previsto?
Certo che si. Abbiamo incontrato difficoltà nelle nuove aperture e problemi burocratici che ci accomunano a tutti i gruppi della Gdo per le autorizzazioni. Ma abbiamo parecchia pazienza. Pensi che apriremo a Trani, la mia città, dopo 10 anni di attese e motivi vari.
Come mai?
Esiste una logica del ‘no a prescindere’ che è dura a morire. Ma noi siamo pazienti e alla fine i risultati arrivano.
Ci sono acquisizioni in vista?
Siamo sempre alla finestra per questo. Per le acquisizioni, quelle di qualità, siamo sempre pronti.
Ricordiamo le vostre quote di mercato: Puglia 22,6%, Campania 18,9%, Basilicata 4,2%, Calabria 1,7%, Molise 13,5%. Dove potete aumentare la quota di mercato e come?
Come tutti sanno il nostro è un business di volumi. Non bisogna mai dimenticarlo. La quota di mercato si migliora lavorando sulle superfici già aperte, sugli assortimenti, sulla politica di convenienza e con le acquisizioni. Quando abbiamo acquistato due anni fa 8 Penny Market abbiamo ragionato in profondità sul territorio dove operavano questi negozi. Li abbiamo cambiati radicalmente portandoli ai livelli della nostra rete e il loro fatturato è raddoppiato. Puntiamo a raggiungere il 25% di quota in Puglia.
In che modo?
Con superfici più ampie, assortimenti più calibrati per la famiglia, che in queste regioni è ancora un valore in sé, con nuove categorie merceologiche, ad esempio sulla salute.
E in Molise?
È una regione che ci ha dato e che ci darà ampie soddisfazioni in futuro.
Per crescere c’è di mezzo il discount…
Si. Ma è in via di trasformazione. Guardi Lidl, addirittura propone adesso le collezioni come un supermercato qualsiasi. Non sono più quelli di un tempo.
Cavaliere, può descrivere le insegne Ottimo, Supero e La Speseria?
Le accomuna, tutte, la nostra strategia: l’obiettivo vero non sono le vendite in quantità fine a sé stesse, o la superficie di vendita, ma la miglior qualità possibile nella miglior location possibile.
Nel passato avete fatto esperimenti nella ristorazione veloce. Come sono andati?
Ne abbiamo tentati alcuni e francamente non sono andati bene. La ristorazione tradizionale è un altro mestiere, non il nostro. Attualmente gestiamo 18 bistrot che ci stanno dando ragione sulla strada da seguire in abbinamento alle nostre superfici maggiori. Ne apriremo altri.
Stiamo sperimentando 16 CiVà, ma, credetemi, il problema da risolvere è il contenuto, non il contenitore per soddisfare clienti che cercano la velocità di servizio in poco tempo, ma che non vogliono derogare alla qualità.
Qual è il rapporto con Sole 365? Si può espandere l’every day low price in altre realtà? Come?
La Campania è un mercato difficile. Napoli, poi, è difficilissimo. Quando siamo entrati in Sole 365 abbiamo dovuto risolvere non pochi problemi organizzativi e logistici a cominciare dai parcheggi, merce rara nel capoluogo e in tutta la regione. Abbiamo utilizzato il modello Megamark e le cose hanno funzionato. La scelta dell’every day low price è dovuta proprio alla specificità di questo mercato. Il consumatore qui vuole fare una spesa veloce ma di qualità, senza perdere tempo.
Qual è lo scontrino medio di Sole 365?
30 euro.
Avete lanciato nella vostra rete Così Comodo, il format della centrale Selex, per le vendite on line?
Si, è presente in tutti i territori dove operiamo. È un altro canale di vendita che si inserisce nel più grande concetto strategico di multicanalità, dove ogni canale di vendita deve dare il suo contributo, piccolo o grande che sia. L’online si svilupperà, sicuramente. Ma noi vediamo che nei nostri negozi le persone entrano perché hanno bisogno di confrontarsi fisicamente, esprimere un parere, cercare una consulenza e accettare un sorriso che il nostro personale è formato appositamente a dare. Le persone si fidelizzano anche per questi atteggiamenti che non sono affatto secondari o modi di dire nei convegni.
L’ipermercato ha ancora un senso nell’offerta di prodotti e servizi nelle vostre zone di competenza?
Quello ‘alla francese’ no di certo. Non ha più senso. Ne abbiamo ancora qualcuno che stiamo trasformando in superstore. Ci vuole troppo tempo per fare la spesa negli ipermercati e le persone non ne hanno più a disposizione. Il 3×2 non basta più, meglio un sorriso sincero e una proposta di spesa veloce e professionale.
Che risultati ha dato il Planogram generator?
Ha risolto non pochi problemi organizzativi e funziona.
L’intelligenza artificiale bussa alle porte anche del retail. Qual è il suo parere su questo tema?
È un tema molto complesso e che deve essere ancora capito appieno, soprattutto per gli sviluppi e gli utilizzi futuri. Abbiamo sempre investito tanto sulle innovazioni anche di carattere tecnologico e continueremo a farlo in futuro, collaborando con la Centrale Selex che ha avviato delle sperimentazioni con alcune imprese socie.
Nel corso del 2024 la Fondazione Megamark, creata nel 2000, ha avviato le pratiche per l’iscrizione al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore; questo percorso si è concluso il 27 febbraio del 2025 (con il provvedimento n. 00271) e con la trasformazione della Fondazione da onlus a ETS, rappresentazione dell’impegno e della trasparenza del Gruppo. Quali sono i nuovi programmi della Fondazione?
Non mi piace parlare di programmi a proposito della Fondazione, perché non si occupa di business ma di persone e di società. Segue i bisogni delle persone e del territorio dove operiamo e non è poco. Pensi che io sono più conosciuto come Presidente e per le attività della Fondazione piuttosto che come operatore della Gdo. Per me è una gratificazione profonda, mi riempie di gioia per le risposte che abbiamo ottenuto coinvolgendo soprattutto i giovani, che sono il futuro della nostra società civile. È un impegno etico verso il contesto in cui operiamo: un obiettivo che mi sono imposto da quando ero un piccolo imprenditore.
Quanti giorni e ore lavora per la Fondazione?
Tanti.
Anche la domenica?
Certamente, basta che non giochi l’Inter. Allora sto a casa a vederla.