La riduzione della CO2 è il problema principale per l’uomo e la natura. Perché il glifosato va approvato

2021-10-18T09:09:35+01:0018 Ottobre 2021 - 09:09|Categorie: Il Graffio, in evidenza|Tag: , , |

Di Luigi Rubinelli

So bene che a parlare di questi argomenti, in particolar modo del glifosato (il termine esatto è glifosate, ma è più conosciuto l’altro) si rischia la reputazione. Ma l’uso degli agrofarmaci, nelle forme previste dalla normativa, non può essere sottaciuta, anzi vanno studiati in profondità per capire i benefici o gli errori da risolvere, in modo laico, senza pregiudizi. Bisogna tenere conto di interessi generali e particolari e per farlo servono risposte precise.

 

La sfida dell’innovazione in agricoltura e la riduzione della CO2

La popolazione mondiale dovrebbe raggiungere i 10 miliardi di persone nel 2050.  Sarà necessario pertanto aumentare la produzione agricola del 60% per fornire un’alimentazione sicura e a prezzi accessibili.

Gli agrofarmaci possono contribuire in maniera determinante a garantire una produzione agricola sostenibile sul lungo periodo senza causare l’impoverimento del suolo e riducendo le emissioni di anidride carbonica.  Senza agrofarmaci sarebbe necessario aumentare l’estensione dei terreni coltivabili di circa 970 milioni di ettari, una superficie superiore a quella degli Stati Uniti, cosa praticamente impossibile, se non al prezzo di una deforestazione selvaggia, per mantenere una produzione in grado di soddisfare la domanda di cibo e compensare le perdite dei raccolti e il conseguente aumento della povertà. L’agricoltura biologica infatti non è sufficiente a sfamare la popolazione mondiale, perché la resa è inferiore (circa il 30% in meno), inoltre il mancato utilizzo di agrofarmaci implica un maggior consumo di acqua e una crescente erosione del suolo, a causa della necessaria maggiore lavorazione del terreno.

Come gli esseri umani si curano con i medicinali, così esistono anche dei medicinali per le piante.

 

Cos’è il glifosato e la riduzione della CO2

Il glifosato rappresenta forse la migliore risposta alle sfide dell’agricoltura sostenibile perché è sicuro ed efficiente per la gestione degli infestanti e aiuta gli agricoltori a ottenere raccolti migliori, favorendo la biodiversità e creando habitat per insetti utili e altri animali selvatici e al tempo stesso preservando la salute del suolo attraverso la riduzione del consumo di carburanti e la riduzione di CO2.

Il glifosato comporta benefici anche per l’utilizzo non agricolo perché garantisce in modo efficace e a costi contenuti la funzionalità, l’efficienza e la sicurezza di impianti industriali, linee ferroviarie, strade, autostrade, aree archeologiche, marciapiedi e simili dalle piante infestanti.

 

Il glifosato e la salute delle persone: cosa dicono gli scienziati

Gli agrofarmaci sono prodotti registrati e sottoposti a un processo di verifica, prima dell’immissione in commercio, della durata di più di dieci anni svolto da parte di autorità indipendenti, seguendo un percorso autorizzativo paragonabile a quello per i farmaci di uso umano.  In particolare, il glifosato viene utilizzato in agricoltura da più di quarant’anni ed è stato approvato da parte delle autorità competenti in tutto il mondo e non presenta rischi né per l’uomo né per l’ambiente se utilizzato correttamente seguendo le istruzioni.

La International Agency for Research on Cancer (Airc) considera il glifosato come “potenzialmente cancerogeno per gli esseri umani” inserendolo in una categoria di cui fa parte anche la carne rossa e il caffè, senza dare indicazioni sul dosaggio utilizzato.  L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), l’Autorità europea dei prodotti chimici (Echa) e l’Organizzazione mondiale per la sanità (Who) considerano invece il glifosato sicuro. Per i prodotti derivati dal grano occorrerebbe assumerne 100 kg al giorno per tutta la vita per correre il potenziale rischio dell’insorgenza di un cancro nel caso in cui fossero presenti residui nei limiti di legge.  I residui rilevati in prodotti derivati dal grano sono normalmente 100 volte inferiori rispetto ai limiti di legge.

Nell’ottobre 2017 (poco dopo l’uscita della valutazione Iarc) è stato pubblicato da Andreotti et al. sul ‘Journal of the National Cancer Institute’ il più importante studio epidemiologico su circa cinquantamila agricoltori statunitensi che avevano usato glifosato, in cui si dimostra che l’uso di tale sostanza non aumenta i tumori. Inoltre osservando i trend di vendita 1990-2016 di agrofarmaci a base di glifosato negli Stati Uniti e confrontandoli con quelli dei linfomi rilevati dal National Cancer Institute Usa, non appare alcuna correlazione fra le due variabili: mentre l’uso di glifosato è aumentato di 15 volte (Benbrook, Environmental Sciences Europe, 2016), non si è infatti assistito ad alcun incremento di tali linfomi nella popolazione americana nel periodo considerato. Infine una recentissima pubblicazione scientifica (Crump et al., ‘Toxicological Sciences’, 2020), che ha preso in considerazione 10 studi di cancerogenesi sperimentale con il glifosato, avverte che la conclusione di IARC sulla probabile cancerogenicità del glifosato sarebbe stata determinata da un “eccesso di test sui dati”, ovvero: per la legge della probabilità, a causa dell’elevato numero di analisi effettuate da Iarc, alcune correlazioni sono apparse statisticamente significative per caso, e quindi biologicamente irrilevanti. E Iarc non ha corretto le sue analisi per questa nota distorsione statistica.

 

Il rinnovo della licenza del glifosato

Nel 2017 è stata rinnovata la licenza per il glifosato a livello europeo per cinque anni, con il voto contrario dell’Italia. La licenza scade nel 2022. Bayer, che lo produce, ha avviato le procedure per la richiesta di rinnovo con un’operazione ‘trasparenza’ volta a tenere informati e aggiornati i decisori istituzionali e l’opinione pubblica in tutte le fasi del processo, dimostrando sulla base di dati scientifici che il glifosato non presenta rischi per la salute umana.

 

Alcune considerazioni

  • Il glifosato non ha nulla a che fare con gli Ogm, anche se qualche fonte, in modo stolto li avvicina.
  • Come spiegato sopra, bisogna tenere conto degli scenari generali, altrimenti si rischia di fare del facile populismo e lavorare con la pancia delle persone piuttosto che con l’intelligenza delle persone.
  • Francamente non ben capito perché l’Italia, contrariamente a quanto hanno deciso gli altri Paesi europei, ha votato contro il glifosato. Immagino che qualche organizzazione vicina al mondo delle terra abbia lavorato con i partiti politici per il diniego. Perché, poi?
  • Il rinnovo, nel 2022, avverrà con uno scenario economico e sociale profondamente diverso dal 2017. Occorre tenerne conto e non nascondere la testa nella sabbia e invocare che il bio, che l’Italia del bio e altri slogan di comodo, abbiano il sopravvento.
  • La riduzione della CO2 è l’obiettivo principale per preservare la vita biologica e quella umana contemporaneamente e non permettere alle temperature di superare il +1,5 gradi, altrimenti sarà la catastrofe. Se il glifosato fa il suo lavoro, ben venga.
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