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Mastrolia (Princes Retail-Carrefour): “Puntiamo al 50% di Mdd. I rincari? Dovuti all’industria che non rivede i listini”

2026-01-19T11:01:58+01:0019 Gennaio 2026 - 11:01|Categorie: in evidenza, Mercato, Retail|Tag: , , , , , , |

Milano – Angelo Mastrolia, Ceo di Princes Retail, la società costituita dopo l’acquisizione di Carrefour Italia, rivela alcuni progetti sul futuro della catena, che prenderà il precedente nome di GS, e affronta i temi caldi di mercato. “I prezzi elevati comprimono i volumi, rallentano i consumi e finiscono per penalizzare l’intero sistema economico. Non è un interesse della grande distribuzione mantenerli”, spiega all’Economia del Corriere. “Il problema risiede in una parte dell’industria di marca che continua a difendere strutture di prezzo costruite in una fase emergenziale, quando i costi erano significativamente più alti. Oggi quella fase è superata, ma l’adeguamento dei listini non è avvenuto, creando una disconnessione evidente tra costi industriali e prezzi finali”.

L’industria, soprattutto quella di marca, ha una grande responsabilità. Se i costi delle materie prime e dell’energia scendono, i listini devono adeguarsi. Continuare a chiedere aumenti oggi significa comprimere i consumi. Non è la grande distribuzione a spingere per i rincari, ma un’industria che spesso non rivede le proprie politiche di prezzo“, aggiunge il manager.

In merito al rilancio di Carrefour, prosegue Mastrolia, “Siamo in attesa delle autorizzazioni comunali per il cambio di insegna dei 1.052 punti vendita: circa 300 in franchising, altrettanti in affitto e 400 in gestione diretta. Il modello prevede tre format: gli iper, più orientati alla convenienza e utilizzabili anche come piattaforme logistiche per l’Horeca, cioè il canale alberghi, ristoranti e bar; i supermercati, che valorizzano l’integrazione tra produzione e distribuzione; infine i punti vendita Express, più indirizzati verso la prossimità urbana”.

Interessante il riferimento alla quota Mdd a scaffale: “I prodotti a marchio del distributore avranno un’incidenza progressivamente crescente e nei prossimi tre anni puntiamo a una quota intorno al 50%. I brand del gruppo manterranno complessivamente un peso non inferiore al 20%. La quota della marca tradizionale è quindi destinata a ridursi verso il 30%. È un equilibrio che consente di migliorare il rapporto qualità-prezzo per il consumatore e di rendere l’offerta più coerente con l’evoluzione dei consumi”.

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