Utrecht (Olanda) – Secondo l’ultimo rapporto Global Poultry Quarterly Q3 2026 di Rabobank, riportato da Unaitalia, il settore avicolo mondiale si conferma uno dei comparti più dinamici tra le proteine animali: la crescita del mercato nel 2026 è stata rivista al rialzo: la previsione passa da un incremento compreso tra il +2,5% e il +3% a un range tra il +3% e il +3,5%.
L’accelerazione è sostenuta dai risultati registrati nei principali mercati produttori, tra cui Unione europea, Cina, Brasile, Sudafrica e Filippine, dove nel primo trimestre dell’anno la produzione è aumentata in alcuni casi oltre il 5% su base annua. A trainare la domanda è soprattutto il vantaggio competitivo della carne avicola rispetto ad altre fonti proteiche, in particolare la carne bovina, che sta spingendo i consumatori verso il pollo come soluzione accessibile e versatile.
Rabobank evidenzia tuttavia alcuni elementi di cautela legati al potere d’acquisto delle famiglie e alla possibile pressione sui consumi nei mercati più esposti alla crescita dei prezzi alimentari, come alcune aree dell’Asia meridionale e dell’Africa.
Un altro elemento di trasformazione riguarda la crescente attenzione alla sicurezza alimentare nazionale, che sta favorendo un modello di filiera più ‘local-to-local’, con una progressiva regionalizzazione degli scambi. Tra gli esempi più rilevanti c’è la Cina, passata da principale importatore mondiale di carne avicola a protagonista anche sul fronte dell’export. Nonostante le tensioni geopolitiche, il commercio internazionale mantiene una buona dinamica: nel primo trimestre 2026 gli scambi globali di prodotti avicoli sono cresciuti del 3,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. Positivi anche i flussi verso i Paesi del Golfo, sostenuti da operatori come Brasile, Ucraina, Turchia, Iraq, Arabia Saudita e Oman.
Per il mercato europeo, Rabobank individua tra i principali fattori di incertezza l’evoluzione delle condizioni di accesso dei prodotti avicoli brasiliani all’Ue. Un’eventuale riduzione delle importazioni dal Brasile potrebbe influenzare i prezzi comunitari, modificare gli equilibri dell’offerta interna brasiliana e spingere l’Europa verso nuovi fornitori, tra cui Thailandia e Cina. Tra le principali sfide per il settore nei prossimi mesi figurano infine instabilità geopolitica, possibili effetti climatici legati a El Niño e la disponibilità limitata di riproduttori e materiale genetico.
(SP)