Milano – Il riciclo meccanico delle plastiche in Italia continua a crescere nei volumi, ma perde valore economico. È il quadro che emerge dal report 2025 elaborato da Plastic Consult per Assorimap, secondo cui la produzione di materie prime seconde da rifiuti plastici post-consumo ha raggiunto circa 850mila tonnellate, in aumento del 2% rispetto all’anno precedente. Il fatturato del comparto, però, è sceso a 685 milioni di euro (-1,1%), segnando il terzo calo consecutivo.
A pesare sono soprattutto il crollo delle quotazioni dei polimeri riciclati e l’aumento dei costi operativi, con l’energia arrivata a 135 euro/MWh a dicembre, oltre il 40% in più rispetto al 2021. Il settore conta 76 aziende produttrici di granuli e scaglie riciclate da post-consumo, con 88 impianti specializzati. Per polimero, i polietileni rappresentano il 42% dei volumi, seguiti dal Pet con il 27%, dai misti poliolefinici con il 16% e dal polipropilene con il 13%. L’unica eccezione è l’r-Pet, che supera le 228mila tonnellate e raggiunge 272 milioni di euro di fatturato, in crescita dell’8,8%, diventando il segmento a maggiore valore del mercato nazionale del riciclo plastico.
Secondo gli operatori, il nodo principale resta la debolezza della domanda di materiale riciclato. L’imballaggio assorbe il 46% dei volumi, seguito dai tubi con il 12% e dall’edilizia con l’11%, ma l’aumento della produzione non si traduce in redditività. Da qui la richiesta di misure come obblighi minimi di contenuto riciclato, valorizzazione dei benefici ambientali e controlli più efficaci sulle importazioni.
(LV)