• Mario Gasbarrino

Bum bum bum Gasbarrino

2026-07-17T12:11:48+02:0017 Luglio 2026 - 12:35|Categorie: Aperture del venerdì, in evidenza, Retail|Tag: |

Dalla necessità di un rapporto più “cazzuto” con le multinazionali alle stoccate ai buyer. Passando dai 3mila punti vendita da chiudere. Perché le catene sono “tutte uguali”. Una selezione di provocazioni del manager che ha appena lasciato Decò Italia. Ma speriamo non il settore…

Riportare tutte le chicche che ci ha regalato Mario Gasbarrino in questi anni è un’impresa quasi impossibile. Ne abbiamo selezionate alcune, tra le tante interviste concesse al nostro gruppo editoriale e i suoi numerosi post che hanno acceso il dibattito sui social. Sperando che l’ex Ad di Decò Italia e Unes non diventi anche un ‘ex protagonista’ del retail, perchè il settore avrà sempre bisogno di un osservatore come lui: sincero, intelligente e visionario. Lo stesso Gasbarrino, rispondendo a un post di Mario Sassi su Linkedin, lascia intendere di essere pronto a tornare in campo. Utilizzando la metafora del bruco-farfalla, Sassi scrive: “Chi lascia un progetto in salute, quando gli viene chiesto di restare, non sta scappando da un fallimento: sta riconoscendo che il bruco ha fatto il suo lavoro, e che la farfalla può volare anche senza di lui”. E Gasbarrino commenta: “Caro Mario, io non so se sono più bruco o più farfalla, ma di una cosa sono certo: si diventa vecchi quando si smette di sognare… e io voglio continuare a sognare!!!!”.

Le chiusure domenicali (2018)

“Qualcuno dica a Di Maio [ministro del Lavoro, ndr] che ha appena fatto un pubblico elogio ai campioni mondiali delle aste al ribasso. W la coerenza”. E in un altro tweet: “Che tristezza! parte la corsa ad approfittare delle chiusure domenicali per qualche piccolo tornaconto o rifarsi il look? Non ho visto pagine pubblicitarie in cui si rivendicavano con orgoglio le aste al secondo ribasso (dove è stata colpevolizzata ingiustamente tutta la Gdo)”.

I buyer nelle torri d’avorio (2019)

“Oggi tutti parliamo di controllo della filiera, ma non sempre i comportamenti di acquisto sono poi coerenti con le dichiarazioni. Lo posso dire perché dopo 35 anni di retail qualcosa ho visto e qualche errore (molti) l’ho fatto anch’io. Ma bisogna che i buyer escano dalle loro torri eburnee, che non valutino solo sul prezzo, anche perché un giorno un lavoro così banale, che qualcuno sta già sostituendo con le aste al ribasso, domani potrebbe (o sarà) sostituito da una macchina o un algoritmo. Bisogna cambiare! E i primi a cambiare devono essere i capi, i ceo del retail. Il tempo del buyer chiuso in ufficio è passato, oggi deve andare in giro nei supermercati per capire cosa vuole il cliente e nelle aziende per capire come lavorano e come la pensano!!”.

La separazione da Unes (2021)

“La cessione di un rapporto lavorativo, soprattutto se di lunga durata, può avere anche un impatto positivo. Perché permette di capire quali persone ti stimavano davvero e quali, invece, erano innamorate della tua posizione. La sorpresa più grande, nel mio caso, è stata scoprire che molti dei collaboratori che mi circondavano mi volevano bene davvero. Quelli interessati al mio ruolo si contano sulle dita di una mano. E rientrano in quella categoria che noi, a Napoli, siamo soliti chiamare ‘ominicchi’”.

Il franchising (2021)

“Il franchising è morto. Può essere tattico, ma non è sicuramente strategico per il mondo agroalimentare. Per due motivi fondamentali. Il primo è che chi ha i clienti, se li tiene ben stretti. Il secondo, invece, è che il mondo è in continua evoluzione. E i modelli di riferimento devono sapersi adattare a questo cambiamento. Avere aziende affiliate comporterebbe non poche criticità, perché non si riuscirebbe a mettere in atto alcun cambiamento. Anche se hai un’idea, ogni affiliato la interpreterebbe a modo suo”.

Il rapporto coi fornitori (2021)

“Sicuramente serve un rapporto un po’ più ‘cazzuto’ nei confronti delle multinazionali, perché per loro ogni cazzotto è una carezza. Nel mondo dei fornitori intermedi, dei provider e di chi realizza prodotti a Mdd ci vuole una relazione completamente diversa, basata su etica, rispetto e imprenditorialità. Tenendo sempre a mente che ‘ca nisciun è fess (nessuno è stupido) e che stipulare una partnership non significa fare tutto quello che viene richiesto dall’altra parte. La cosa che mi dà più fastidio è fare il forte con i deboli e il debole con i forti. È una prerogativa che non mi è mai appartenuta”.

I controlli dei Nas durante il Covid (2021)

“Premesso che il Covid è dappertutto, la trasmissione da superficie ha una probabilità su 10mila di trasmettersi. A questo punto mi chiedo: quanti soldi di multe avrebbero raccattato se avessero controllato a tappeto, allo stesso modo, tutti i mercati rionali, ambulanti ecc? Quante tracce avrebbero trovato se avessero analizzato a tappeto tutti i trasporti pubblici su cui non hanno fatto nulla? Quand’è che la cosiddetta Grande distribuzione smette di andare ognuna per la propria strada e tira fuori le p…?”.

Supermercati e discount (2022)

“A proposito di inefficienze, oggi le catene sono un po’ tutte uguali, fanno le stesse promozioni, hanno layout simili e gli stessi servizi alla clientela. L’innovazione non c’è. Il canale discount è molto più dinamico: sono loro i veri innovatori. D’altra parte, essendo nati con un modello ‘quadrato’ e rigido, si stanno evolvendo ogni giorno di più per adattarsi alle richieste del mercato. Il percorso della Gdo sembra inverso: vanno verso format tutti uguali, come accennavo. Senza una strategia, a parte le promozioni e i volantini per attirare i clienti, come si è sempre fatto”.

Il patto anti-inflazione (2023)

“Personalmente non ho mai creduto molto ai ‘blocchi dei prezzi’ come strumento per garantire convenienza effettiva e non di facciata. Ma qui ho l’impressione che siamo andati oltre e abbiamo toccato livelli di finezze lessicali mai visti in passato. Nonostante sia dotato di una discreta fantasia non riesco a cogliere certe differenze tipo: chiedere alle imprese di non aumentare (non di diminuirli) i prezzi da ottobre non significa obbligarle, ma significa condividere una necessità del Paese. Cosa vuol dire?”.

Punti vendita da chiudere (2025)

“Se arrivano a chiudere punti vendita aperti anche di recente vuol dire che nel retail vale sempre la regola: location, location, location. Con la forza della location che varia a seconda di quello che ci metti. Ma se guardiamo ai portafogli della maggior parte delle aziende della Gdo italiana non esagero se dico che ci sarebbero almeno 3mila punti vendita da chiudere. E ritardare queste decisioni, continuando a nascondere la polvere sotto il tappeto non aiuta”.

I “soldi cinesi” (2026)

“Pensiamo alle risorse e al tempo che dedichiamo ai grandi brand con centrali o supercentrali, contrattualistiche bizantine, doppie o triple negoziazioni periferiche, investendo il 30/40% del tempo dei nostri buyer (assunti per fare altro) a cercare contributi promozionali (io li chiamo “soldi cinesi”) e a riempire volantini che di fatto ci fanno sembrare tutti uguali. Tra l’altro, mi chiedo, ma quando riempiamo i volantini e i nostri spazi pubblicitari con foto di prodotti di marca stiamo facendo pubblicità alla nostra insegna o ai fornitori?”.

Il futuro della distribuzione (2026)

“Il 95% dei convegni vede sul palco protagonisti che parlano quasi esclusivamente di ‘scatolette’… E tutti, o quasi, stanno aspettando che l’AI arrivi per suggerire al distributore la scatoletta giusta da dare a ogni cliente. […] Siamo sicuri che questa sia la strada giusta per continuare a fare i supermercati? Mettendo soldi e attenzione dove non serve e dimenticandoci dei freschissimi? In questi reparti i nostri investimenti sono solo in arredo e attrezzature: è giusto dimenticare l‘importanza delle persone, delle competenze, del mestiere? Tutto questo mi dà l’impressione che la scelta, pur non dichiarata, sia quella di continuare a far vendere al supermercato, al prezzo più basso possibile, le stesse scatolette che vendeva 40 anni fa”.

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