Sardegna (9). Antonio Auricchio: “Sono i pastori ad aver prodotto troppo latte”

Milano – Antonio Auricchio (foto), vicepresidente di Assolatte, interviene sulla crisi del settore ovino in Sardegna, con una intervista pubblicata da Il Sole 24 Ore. L’imprenditore, che a veder messa sul banco degli accusati solo l’industria di trasformazione proprio non ci sta, analizza i dati economici che hanno portato all’attuale situazione: “Perché abbiamo prodotto più Pecorino Romano l’anno scorso? Ma è semplice: perché ci siamo trovati a dover assorbire 100mila quintali di latte di pecora in più”. Sono i pastori, non i trasformatori, ad aver provocato l’eccesso di offerta di prodotto sul mercato, che insieme al calo di consumi ed export ha prodotto la tempesta che si è scatenata in questi giorni (leggi qui), spiega Auricchio. Le aziende si sono limitate, come prevedono i contratti di filiera annuali siglati con i conferenti, a ritirare tutto il latte alla stalla. “Se i pastori ne mungono di più, le aziende devono compralo tutto. L’unico margine che resta è trattate sul prezzo”, spiega Auricchio. Le cifre sono presto dette: la produzione totale, in Sardegna, richiede 250mila quintali di latte ovino ogni anno. Nel 2018, i quintali conferiti sono stati 350mila, ben 100mila in più. Auricchio entra anche nel merito del prezzo del latte, facendo chiarezza su un tema che non è stato mai evidenziato dalle cronache frettolose e superficiali di questi giorni, che si sono limitate a ricalcare le dichiarazioni di ministri e politicanti di vario genere, impegnati in primo luogo a far campagna elettorale. “L’anno scorso le cooperative, che rappresentano oltre il 60% dei produttori di pecorino, riconoscevano ai pastori 70 centesimi di euro al litro, mentre noi come impresa abbiamo continuato a remunerarlo 90 centesimi”.


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