Stefano Patuanelli nominato ministro dell’Agricoltura. Il commento del Direttore

2021-02-15T08:40:08+01:0015 Febbraio 2021 - 08:39|Categorie: in evidenza, Mercato|Tag: , , , |

Roma – E che c’azzecca un ingegnere edile al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali? La domanda appare lecita all’annuncio della nomina di Stefano Patuanelli a capo del prestigioso dicastero. Di lui si sa che ha lavorato (almeno lui!) in studi di architettura e ingegneria. E’ appassionato di basket e atletica. Fra le sue prese di posizione si ricorda inoltre la dura avversione alla Tav. Un curriculum di tutto rispetto ma che con l’agroalimentare non c’entra nulla. Numerosi i commenti alla sua nomina. Che si riassumono in due diverse posizioni. Le benevole: “Qualcosina ha fatto allo Sviluppo economico (incarico che Patuanelli ha ricoperto nel precedente governo presieduto da Giuseppe Conte)”. Le malevole: “Un altro che non sa un cazzo”. Personalmente sono della seconda opinione. In questi ultimi anni ne abbiamo visti tanti passare dal palazzo di via venti settembre a Roma. Alcuni hanno lasciato un segno e vengono, se non rimpianti, almeno ricordati con affetto. Cito per esempio Luca Zaia, oggi governatore leghista del Veneto, Maurizio Martina, del Pd, Mario Catania, un tecnico a cui si deve l’introduzione dell’articolo 62 che ha regolarizzato i pagamenti fra i fornitori di prodotti agroalimentari e la moderna distribuzione. Altri invece brillano per la loro assenza di idee e di programmi. Fra questi Francesco Saverio Romano. Ricordo la sua partecipazione a Cibus, Tuttofood, Vinitaly. Entrava, con un codazzo di questuanti al seguito, nei vari stand. Ed era un tutto: “Ministro provi questa caciotta. Due fettine di crudo? E perché non assaggia questa Pecorina? (Intendendo il famoso vino, a scanso di equivoci)“. Con il contorno di vasa vasa e selfie a go go. Di Nunzia Di Girolamo ricordo invece la pettorina gialla sfoggiata dalla ministra nel corso delle rituali manifestazioni di Coldiretti al Brennero, con tanto di incursioni sui camion provenienti dalla Germania, in totale disprezzo della proprietà privata. Da ultimo come non citare Gianmarco Centinaio e Teresa Bellanova, presenze effimere e poco significative. Ma almeno non hanno fatto danni. La scelta politica di Draghi appare dunque come il contentino da dare ai 5S dopo la trombatura della Azzolina (Dio sia lodato) e di Bonafede (sempre sia lodato). Sarà dura per Patuanelli. Entra come Papa nel Granducato di Coldiretti. Dove chi comanda è l’Arciduca Vincenzo Gesmundo, segretario generale della Confederazione, insieme al suo delfino Ettore Prandini, presidente della stessa. Saranno loro a decidere l’agenda, le priorità, i programmi. Al ministro solo la benedizione urbi et orbi. A lui vanno i miei migliori auguri. Ben sapendo che fine farà…

Torna in cima