Washington (Usa) – La produzione di miele negli Stati Uniti ha raggiunto un minimo storico. Secondo i dati diffusi dal Dipartimento dell’Agricoltura americano (Usda), nel 2025 si è attestata a 116 milioni di libbre (circa 52mila tonnellate), con un calo del 14% rispetto al 2024, segnando il livello più basso mai registrato dall’inizio delle rilevazioni, nel 1939. Nel 2025 il numero di colonie produttrici di miele è sceso a 2,41 milioni (-7%). In calo del 7% anche la resa media per colonia. I due principali Stati produttori, Nord Dakota e Sud Dakota, hanno subito contrazioni produttive, rispettivamente, del 15% e del 38%. Riduzioni rilevanti si registrano anche in California (-17%), Florida (-12%) e Texas (-47%). Altri territori – tra cui Montana, Georgia e Idaho – mostrano invece segnali più incoraggianti.
Le cause – Secondo un rapporto della Michigan State University, tra i principali fattori alla base del calo vi è la diffusione di parassiti, in particolare dell’acaro varroa. A questo si aggiungono la perdita di habitat e di fonti di nutrimento dovuta allo sviluppo urbano, le condizioni meteorologiche avverse e l’esposizione ai pesticidi. Nel frattempo, sono aumentati anche i costi per gli apicoltori: + 19%, soprattutto a causa degli interventi per il controllo dei parassiti e dei trattamenti contro la varroa.
Domanda in crescita – L’offerta fatica a tenere il passo con una domanda in costante crescita: l’Usda prevede infatti che entro il 2035 il consumo di miele aumenterà con un tasso annuo del 3,8%. Il prodotto sta assumendo un ruolo sempre più centrale nel comparto dei dolcificanti, sostenuto anche dal Maha ‘Make America Healthy Again’, il movimento promosso dal segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. che mira a ridurre il consumo di alimenti ultraprocessati, additivi e zuccheri aggiunti.